Truffa sugli Ecobonus da Salerno alla Sicilia

Il core business è una società di Salerno ed i soci sono due contabili che, nel giro di pochi anni, erano riusciti ad aprire altre 80 società in tutta Italia. O almeno questo era quello che risultava nel registro delle imprese. In realtà le società non esistevano, non c’era alcuna sede fisica né un solo dipendente. L’obiettivo? Sfruttare fino all’osso la legge sugli Ecobonus, aprendo cassetti fiscali all’Agenzia dell’Entrate a cui facevano figurare oltre duecento lavori di ristrutturazioni – anche in edifici pubblici – mai eseguiti ma incassando milioni di contribuiti statali.
La Procura di Salerno, guidata da Raffaele Cantone, ha ottenuto dal gip la convalida di un sequestro preventivo di 160 milioni. Il provvedimento è stato notificato in quasi mezza Italia: dalla Campania al Lazio, alla Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto.
Sono 240 le persone coinvolte, tra liberi professionisti ed imprenditori. Ma le figure principali di questa frode sembrano essere due contabili, da cui sarebbe partita la truffa milionaria ai danni dello Stato.
L’inchiesta sarebbe partita dalla denuncia di un ragioniere di Albanella che, ai finanzieri del nucleo di polizia economica e tributaria di Salerno, avrebbe denunciato il furto di credenziali e password del cassetto fiscale della società per cui lavorava.
L’uomo avrebbe anche riferito i nomi dei presunti “ladri” di credenziali che – secondo la sua confessione – lo avrebbero fatto per approfittare dei finanziamenti statali previsti per i lavori edilizi di “Bonus facciate”, “Superbonus 110”, “Ecobonus” e “Sismabonus”.
A quel punto sono stati avviati gli accertamenti sui cassetti fiscali aperti dalla società salernitana e i finanzieri, seguendo il percorso dei soldi, avrebbero scoperto un giro milionario di transazioni che coinvolgeva altre 80 compagini societarie che risultavano operative in varie regioni, ma che in realtà erano completamente fittizie.
I promotori delle due organizzazioni criminali – che secono la Procura avrebbero ideato la truffa – riuscivano comunque ad incassare il denaro proveniente dai contributi statali rivendendo il loro credito fiscale ad altre società completamente ignare della truffa ordita.
Infatti, tramite la piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate, avrebbero generato milioni di euro in crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.
Così, una volta entrati in possesso del denaro contante, parte dei proventi illeciti sarebbero stati trasferiti su conti esteri aperti principalmente in Cina, India e Pakistan.
La maggior parte degli indagati è di origine campana ma gli investigatori sono ancora sulle tracce di ulteriori movimenti bancari, perché ritengono che la rete delle due organizzazioni criminali che hanno il quartier generale a Salerno è molto più estesa.

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