E’ partito il countdown. Giovedì 11 giugno, alle 21, Sudafrica e Messico, in una poco esaltante riedizione della partita inaugurale della rassegna del 2010, apriranno il Mondiale del 2026. Il gigantismo della Fifa lo ha portato a 48 squadre, con la conseguenza di dover assistere a 104 partite e alla follia di eliminare, dopo un’estenuante fase a gironi, solo 16 nazionali.
Nel gruppo delle favorite non può mancare la Francia campione nel 2018 e vice nel 2022. Deschamps è al passo d’addio dopo 14 anni da ct. Non crediamo, però, che questo possa portare i suoi a una sorta di rilassamento. Ha una rosa tale che, con quelli che ha lasciato a casa, si potrebbe mettere insieme un’altra nazionale capace di vincere il titolo. Maignan in porta, Koundé, Saliba, Upamecano e Theo Hernandez in difesa, Rabiot, Tchouaméni, Zaïre-Emery (o uno tra Kanté e Koné in alternativa) a centrocampo e il tridente Olise-Mbappé-Dembelé davanti (con Thuram, Doué, Mateta, Cherki e Barcola pronti all’uso). Serve altro? Non è da trascurare nemmeno la Spagna campione d’Europa. De la Fuente ha dato un’impressionante dimostrazione di forza a Euro 2024. In porta c’è Unai Simon, ma Raya dell’Arsenal è un’ottima alternativa. La difesa è piena di giocatori di alto livello internazionale come Marcos Llorente, Cucurella, Eric Garcia, Laporte e Cubarsì, il centrocampo è uno dei migliori del mondo, con gente del calibro di Rodri, Pedri, Gavi, Fabian Ruiz, Zubimendi e Merino, le fasce sono il palcoscenico della tecnica e della velocità di Lamine Yamal e Nico Williams e, per il ruolo di punta centrale, c’è sempre la possibilità di scegliere tra un nove vero, come Oyarzabal, o uno più manovriero come Ferran Torres o Dani Olmo. Al di là delle polemiche legate alle mancate convocazioni di Palmer, Foden e Wharton (grande protagonista dell’ottima stagione del Palace), l’Inghilterra di Tuchel ha comunque un gruppo da temere. Pickford in porta è una garanzia, così come un centrocampo che può contare su Jude Bellingham, Eze, Mainoo, Rice, Rogers e Anderson (rivelazione del Nottingham). Davanti c’è sempre Harry Kane, e basta la parola, aiutato sulle fasce da Saka e Rashford, con Madueke e Gordon come alternative. Da non sottovalutare, ovviamente, l’Argentina campione in carica, anche se Messi va verso i 40. L’ossatura è praticamente la stessa del Qatar, così come il ct Scaloni. In più c’è un Nico Paz in rampa di lancio e il dubbio se sia il caso di affidarsi in attacco alla coppia Lautaro-Julian Alvarez o se rinunciare a uno dei due per non commettere il reato di lesa maestà, limitando i minuti del “diez” più famoso da quelle parti dopo Diego. Ancelotti sta cercando di dare un’identità a un Brasile che non si può, pur con varie perplessità, escludere dal gruppo delle favorite. Tanti punti fermi, da Alisson in porta a centrali di difesa del livello di Gabriel e Marquinhos (o Bremer), un centrocampo che abbina il senso della posizione di Casemiro alle accelerate di un rinato Paquetà, e un attacco che può sfoderare Vinicius, Raphinha, Endrick, Martinelli, Matheus Cunha e “the last dance” Neymar.

