Rifiuti, patto di camorra tra campani e foggiani

Che ci siano la mano della camorra napoletana e della malavita pugliese dietro lo smaltimento illecito di rifiuti che da anni ha trasformato la Puglia in una delle mete principali del traffico illecito di rifiuti sarà la Direzione distrettuale antimafia di Bari ad accertarlo.

Le indagini sono appena cominiciate e, da cinque anni, ormai non si sono più fermate. Perché, come ha ribadito ieri il procuratore capo dei pm di Bari, Roberto Rossi, la Puglia è «soffocata» dai rifiuti provenienti «di continuo» da altre regioni. Per i magistrati esisterebbe infatti «un asse consolidato» tra gruppi criminali attivi nel Foggiano e realtà criminali campane che avrebbe individuato nel Tavoliere e nella zona di Barletta-Andria-Trani «i terminali finali della filiera illecita».

«È un dato quanto mai allarmante» ha affermato il coordinatore della Dda barese Giuseppe Gatti (nella foto) riferendosi alla «dimensione strutturale del fenomeno» non solo per quanto riguarda la capacità di rafforzare articolazioni sul territorio extraregionale ma anche per «una sorta di impermeabilità rispetto agli interventi repressivi» che negli ultimi anni hanno dimostrato di avere le reti criminali coinvolte nel traffico illecito di rifiuti.

Nonostante i tanti arresti, infatti, le organizzazioni criminali sembrano come «rigenerarsi costantemente» e il fenomeno dunque non si arresta, soprattutto nell’area del Foggiano che – secondo gli inquirenti – rappresenta «l’epicentro di una realtà criminale strutturata che opera anche in chiave di controllo della filiera ambientale».

«La ferocia spregiudicata delle mafie foggiane è un vero e proprio brand operativo», ha aggiunto Gatti che ha ha paragonato la violenza usata tradizionalmente dalle organizzazioni criminali nelle guerre di mafia alla violenza attuale che, però, adesso, viene riversata con lo stesso menefreghismo «sul territorio e sull’ambiente, un ambiente violentato, profondamente offeso e intaccato».

A Napoli, invece, l’assessore regionale all’ambiente, Claudia Pecoraro plaude al risultato ottenuto dai Noe come «un segnale concreto di una presenza forte dello Stato e di una crescente attenzione verso la tutela del territorio e della salute pubblica» ma allo stesso tempo ricorda che «non possiamo abbassare la guardia» e che «occorre continuare a investire nella prevenzione, nei controlli, nella tracciabilità dei rifiuti e nella collaborazione tra istituzioni» perché «la difesa dell’ambiente è una priorità assoluta» e «chi inquina e distrugge il nostro patrimonio naturale deve sapere che troverà una risposta ferma e determinata da parte delle istituzioni».

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