Inchiesta bis per il Giffoni Film Festival. Sequestro da mezzo milione dalla Corte dei Conti

Il patron, la moglie, sua figlia e un festival che ha travalicato i confini nazionali. Nel mezzo c’è la Corte dei Conti che per la seconda volta accende i riflettori sul Giffoni Film Festival, sui contributi pubblici ottenuti e sul modo in cui sono stati spesi.

Stavolta però c’è anche un sequestro di quasi mezzo milione di euro che la magistratura contabile ha disposto contestando un presunto danno erariale e che adesso rischia di compromettere la 56esima edizione del Giffoni Film Festival in programma dal 17 al 25 luglio prossimo.

Claudio Gubitosi si affida ad una nota per dire che: «In relazione al decreto notificato questa mattina, avendo in oggetto riferimenti risalenti nel tempo, abbiamo conferito l’incarico ai nostri legali (il penalista Michele Tedesco e l’amministrativista Marcello Fortunato; ndr) per avere accesso agli atti alla base del provvedimento in questione». «Informati solo oggi delle contestazioni a nostro carico, nate a seguito di una denuncia anonima del 2024, abbiamo la necessità, attraverso i nostri legali, di studiare gli atti con tempistiche ridotte, anche in vista dell’approssimarsi della 56esima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 17 al 25 luglio 2026. Crediamo fermamente nel lavoro delle autorità competenti, ribadendo la nostra volontà nel chiarire tutti quelli che sono gli aspetti citati».

Il decreto di cui parla il patron è lungo 75 pagine e si conclude con un invito a dedurre accompagnato da un contestuale atto di messa in mora.
E poi c’è il sequestro: 478mila euro, che si riferisce alle edizioni del Gff che vanno dal 2016 al 2024, e che il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli e il sostituto procuratore Mauro Senatore (supportato dal procuratore regionale Giacinto Dammicco) contestano all’ente autonomo Giffoni Experience, al direttore artistico e organizzativo dell’ente e al responsabile unico del procedimento.

Nell’informativa dello scorso febbraio viene ricostruita l’erogazione di denaro pubblico che, per gli inquirenti, sarebbe stato «dirottato» ad un’associazione che non avrebbe svolto il servizio per cui quei finanziamenti sarebbero stati elargiti.

L’associazione si chiama “Aura” e si occupa delle attività sociali collegate alla manifestazione cinematografica. A gestirla è Alfonsina Novellino, moglie di Gubitosi mentre la loro figlia Claudia sarebbe stata l’unica dipendente: gestione di famiglia che ha portato i magistrati contabili a rilevare anche «una situazione di conflitto d’interessi».

Ma il pm contabile va oltre e sostiene che «gli affidamenti (relativi ai contributi pubblici; ndr) formalmente qualificati come servizi di inclusione e solidarietà sociale» in realtà vengono considerati dalla magistratura contabile «una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata».

A rafforzare il quadro investigativo ci sarebbe anche l’attestazione fatta alla Regione dal responsabile unico del procedimento (che ha seguito l’iter di assegnazione del finanziamento pubblico) sulla «regolare esecuzione delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative relative agli affidamenti contestati, contribuendo così a rappresentare come ammissibili spese successivamente ritenute prive dei necessari requisiti di rendicontazione e non pertinenti rispetto alle finalità del finanziamento pubblico» e che in realtà sarebbero state gestite in modo gratuito da altre associazioni.

Il patron del Gff è già a processo dinanzi alla Corte dei Conti per una presunta irregolarità del servizio di trasporto di ospiti e giurati. Circostanza che di recente ha spinto il capogruppo regionale di Fi, Gennaro Sangiuliano, a contestare il finanziamento erogato di recente dalla giunta Fico.

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