Salerno, De Luca si riprende Palazzo di Città

Alla fine i salernitani scelgono di affidarsi per i prossimi cinque anni al candidato di cui – chi più, chi meno – conoscono pregi e difetti, in una linea di sostanziale continuità che non concede realmente spazio alcuno a proposte alternative.
Vincenzo De Luca torna per la quinta volta a Palazzo di Città (la sesta, se si conta la breve esperienza del maggio-luglio 1993) in un clima generale che non è eccessivo definire di stanchezza: alle urne va poco più del 63% degli elettori, in linea con quanto accaduto cinque anni fa. Segno che nessuno dei candidati sindaco in campo ha suscitato particolare interesse o mobilitazione: né l’ex governatore – che pure è entrato in campagna elettorale il giorno dopo il diniego ad un terzo turno a Palazzo Santa Lucia – né i sette candidati che hanno provato invano a contrastarne il passo.
Poco prima delle 20 arriva il commento del vincitore: «È un voto che mi riempie d’orgoglio – dice De Luca – e mi emoziona, per il quale esprimo la mia più profonda gratitudine e mi impegna a realizzare fino in fondo il programma di rilancio della città che abbiamo proposto. Ringrazio affettuosamente tutti i nostri candidati per il loro impegno appassionato, in una battaglia non semplice. Da domani saremo al lavoro per la nostra comunità, in maniera concreta, senza respiro».
La vittoria che riporta Vincenzo De Luca a Palazzo di Città è netta, ma non certo paragonabile ai successi del passato: il 59% ottenuto in questa tornata elettorale è ben lontano dal trionfale 74.4% conquistato nel 2011 e molto più vicino al risultato ottenuto da Enzo Napoli nel 2021, quando con il sostegno di nove liste conquistò poco più di 39mila voti, pari al 57.4%.
C’è un altro elemento – politicamente più rilevante – a confermare come i tempi siano cambiati anche a Salerno, a dispetto della vittoria ottenuta: per la prima volta le liste schierate a sostegno di Vincenzo De Luca ottengono un risultato migliore rispetto a quello del candidato sindaco. In occasione delle amministrative 2026 a quanto pare la figura di Vincenzo De Luca non è più un valore aggiunto rispetto alla coalizione che lo sostiene (anche se per correttezza va sottolineata l’attenzione con cui l’ex governatore ha lavorato alla composizione delle liste).
Alle spalle del neo sindaco si assiste per buona parte del pomeriggio ad un testa a testa tra Gherardo Marenghi e Franco Massimo Lanocita, un duello che si conclude in serata a favore del candidato sindaco del centrodestra. La distanza tra Marenghi e Lanocita è di circa un punto percentuale, con il primo pochi decimali sopra l’asticella del 15% ed il secondo un mezzo punto percentuale sotto.
Risultati che, anche in questo caso, si discostano pochissimo da quelli di cinque anni fa, quando Elisabetta Barone, sostenuta da una coalizione che in qualche modo anticipava l’attuale Campo Largo, raccolse il 16.7% dei consensi, mentre Michele Sarnom, sostenuto dal centrodestra, si fermò al 16%.
Questa volta, invece, la corsa solitaria di Elisabetta Barone – sostenuta dalla lista “Semplice Salerno” – si arresta al 2.50%: troppo poco per occupare nuovamente un seggio in consiglio comunale.
All’interno del Salone dei Marmi di Palazzo di Città prenderà posto, invece, Armando Zambrano: la sua coalizione – composta da Azione-Oltre, Udc-Noi Popolari Riformisti e Salerno di tutti – supera di poco il 6% dei consensi, restando molto al di sotto delle aspettative nutrite alla vigilia. Un risultato frutto anche della decisione di Forza Italia, partito tra i primi a sostenere la candidatura di Zambrano, di rientrare a campagana elettorale già in corso all’interno della coalizione di centrodestra.
Supera la soglia del 2% Mimmo Ventura, candidato di Dimensione Bandecchi, mentre Alessandro Turchi, in corsa con Salerno Migliore è all’1,3%. Fanalino di cosa Pio De Felice, candidato di sindaco di Potere al Popolo, incapace nel voto amministrativo di replicare il risultato delle ultime regionali.

Nb. I dati si riferiscono a 77 sezioni scrutinate su 151

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