di Stefano Masi
Quando diciamo di amare il nostro cane, precisamente, sappiamo cosa intendiamo?
La risposta potrebbe sembrare facile o addirittura scontata, ma vi assicuro non lo è! Incontriamo tutti giorni, persone che stanno insieme al proprio cane, per una passeggiata, dal veterinario, o a fare la spesa, e non di rado assistiamo a scene che, permettetemi, rasentano il patetico!
Cani troppo umanizzati, trattati come pupazzi o giocattoli, snaturati nel loro essere e mortificati nel loro comportamento.
Quando prendiamo un cane, la prima domanda da porsi è: «Che razza è più adatta a me?», la seconda: «Sarò in grado di saperlo gestire al meglio?».
Beh, quasi sempre le risposte che diamo non corrispondono alla realtà! Ma corrispondono più ai nostri desideri. Oggi si è quasi sempre tentati dal prendere un cucciolo per soddisfare i più svariati bisogni personali, spessissimo per moda, pochissime volte perché piace quella razza in particolare, non perché se ne comprendono o conoscono le attitudini e la storia.
Passato vs presente
La “cinofilia” è cambiata molto negli ultimi trent’anni (abbiamo già avuto occasione di dirlo), non perché mi piace sempre guardare al passato, ma dobbiamo capire da dove è venuta per comprendere oggi quali sono i prodotti scaturiti da decenni di allevamento fatto tanto per, e non più per selezionare soggetti per un determinato scopo.
Ogni razza, così come la conosciamo oggi, è il frutto di decenni di selezione atta ad allevare soggetti con un compito ben preciso. Quasi sempre le razze sono state selezionate e migliorate per i compiti a cui erano assegnate, non per bellezza o per compagnia, questi sono vezzi dell’era moderna.
Per farla breve, se un Dogo Argentino, figlio di diversi incroci per migliorarne le caratteristiche predatorie, è stato selezionato per la caccia al cinghiale o al puma, non possiamo immaginare che, di colpo, il patrimonio genetico scompaia riducendolo a peluche da tenere sul divano! Avrà bisogno di moto, correre all’aria aperta e perché no, mordicchiare un salamotto o una manica per assecondare le proprie ataviche caratteristiche
Un Jack Russell terrier, nato per andare a caccia, in tana, con una naturale combattività, non può essere relegato al ruolo di baby-sitter, lo snatureremmo.
Un pastore tedesco, selezionato per i più svariati utilizzi: difesa, guardia, soccorso, non può essere messo li, in giardino, senza uno scopo o un’attività da svolgere. E potrei continuare all’infinito.
Conoscere ed assecondare le naturali doti del cane, per non svilirlo
Questi pochi esempi dovrebbero bastare a far capire che nel momento in cui decidiamo di prendere un cane, dobbiamo essere ben consapevoli della razza che abbiamo di fronte, della sua storia, delle sue caratteristiche, delle sue doti innate e non innamorarci solo del suo aspetto esteriore, come spesso accade. Informarsi prima, risulta di vitale importanza per non commettere l’errore di prendere una razza non adatta a noi, facendo nascere delle frustrazioni, per noi e per il cane, difficilmente superabili. E sono sempre di più i casi in cui ci troviamo dinanzi a problematiche comportamentali scaturite dalla mancanza di comunicazione e complicità tra noi ed il nostro amico a quattro zampe.
«C’è un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza» (Socrate)

