Il blocco navale annunciato dal presidente statunitense Trump con la consueta enfasi non sembra, in realtà, così ermetico come promesso: se, da un lato, il Comando Centrale Usa sostiene che «durante le prime 24 ore, nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense», i dati del trafico navale mostrano una realtà decisamente più sfaccettata.
Sono almeno otto, infatti, le navi che hanno superato lo stretto di Hormuz e tra queste ci sono anche tre petroliere iraniane, unitamente ad altre che più volte in passato hanno trasportato greggio e altri prodotti petroliferi iraniani. Si tratta, dunque, di petroliere che seppur non provenienti o dirette verso porti iraniani – dunque ricadenti nelle previsioni del blocco navale – sono sottoposte al regime sanzionatorio che investe le esportazioni petrolifere della Repubblica Islamica.
Il caso più eclatante registrato in queste ore è senza dubbio quello della Rich Starry, petroliera soggetta a sanzioni perché impiegata nel trasporto di petrolio iraniano. A rendere particolare il caso della Rich Starry è la sua appartenenza: si tratta, infatti, di una nave cinese: difficile immaginare che Pechino possa subire passivamente il blocco, o peggio ancora l’abbordaggio, di una sua nave.
Insomma, come ampiamente previsto da numerosi analisti militari attuare con efficacia il blocco navale è ben più difficile che annunciarlo. Così come è da vedere quanto questa nuova restrizione al traffico marittimo inciderà sull’economia globale, già stressata dal blocco iraniano di Hormuz.
In questo contesto non certo facile, a frenare le ansie dei mercati e di conseguenza il prezzo del petrolio – attestato sui 95 dollari a barile – è l’ipotesi di una possibile ripresa dei colloqui tra Stati Uniti ed Iran.
Entro la fine di questa settimana, le delegazioni statunitense ed iraniana potrebbero ritrovarsi ad Islamabad per riprendere i colloqui interrotti domenica. Il vertice sarà preceduto dalla riunione dei ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan, Paesi impegnati nel tentativo di mettere a punto una piattaforma diplomatica che possa portare in primis alla riapertura al traffico dello stretto di Hormuz e, in secondo luogo, consolidare il cessate il fuoco e trasformarlo in accordo di pace.
Obiettivo fondamentale è quello di riuscire a sciogliere il nodo rappresentato dal dossier nucleare iraniano, punto su cui si sono arenate le trattative a Islamabad. Secondo quanto è emerso gli Stati Uniti hanno chiesto una moratoria ventennale del processo di arricchimento dell’uranio, a fronte di una disponibilità iraniana di arrivare ad uno stop di massimo cinque anni.

