Salerno? Non c’è nessun caso Pd. “E’ semplicemente un territorio dove non si è fatto un accordo. Non c’è niente da dire”: una stroncatura lapidaria accompagnata dal tentativo di sminuire la questione arrivata dal presidente della Regione, Roberto Fico, a margine dell’iniziativa sulla “Nuova questione meridionale” organizzata a Napoli dall’europarlamentare Sandro Ruotolo.
I big dem, anziché parlare di Salerno, hanno preferito disquisire di altro: del lavoro, del salario, della crescita del Sud e, infine, delle primarie dividendosi tra chi le invoca (come Dario Franceschini) e chi indugia (come l’ex ministro Andrea Orlando e l’ex vicesegretaria Debora Serracchiani).
Ma la domanda, che certamente non andrebbe rivolta a Fico, è: l’accordo non si è fatto perché non si è potuto fare o non si è voluto fare? Tradotto: perché la segretaria dem Elly Schlein non ha mai preso una posizione chiara su Salerno, su De Luca e sul Campo largo preferendo rinunciare al simbolo? Eppure a Salerno i dem antideluchiani ci sono – non sono molti, ma esistono – e il loro malcontento è arrivato alla segreteria nazionale, che però non ha indietreggiato.
Il momento è delicato, raccontano fonti interne al partito, le elezioni politiche sono alle porte, la possibilità di vincerle è dietro l’angolo (complice anche la manovra di rinnovamento in casa Forza Italia) e, infine, c’è l’incognita delle primarie che per il Partito Democratico sono da sempre più divisive che aggreganti – vista l’eterogeneità delle diverse correnti interne – e rischiano di mandare all’aria l’ambizioso progetto della vittoria.
I dem, dunque, se non vogliono farsi trovare impreparati e lacerati dalle solite rivalità interne, devono unirsi e fortificarsi. In altre parole devono consolidare consensi, E chi è l’uomo che in Campania può attirarne di più? Vincenzo De Luca che, nonostante sia stato sempre critico nei confronti del Pd, nelle occasioni importanti (elettorali) si è sempre schierato con il segretario vincente.
Quindi se le ambizioni di Elly Schlein guardano a Palazzo Chigi, c’è bisogno anche e soprattutto del papabile sindaco di Salerno che, da arguto battitore libero, è sempre stato capace di stare con un piede fuori e un altro dentro al partito.
Stavolta De Luca, di piedi all’interno del Pd ne ha più di uno.Suo figlio Piero, eletto segretario regionale senza antagonisti e pronto a ricandidarsi nuovamente alle politiche, è però anche proiettato a rivestire un incarico nazionale all’interno del Pd. E per farlo non può che diventare uno dei principali uomini di riferimento della segretaria nazionale sia alle primarie che al futuro congresso.
Del resto già da qualche mese, Stefano Bonaccini da ha consegnato la sua corrente alla segretaria in cambio della promessa di un posto da ministro.
A Salerno, invece, Vincenzo De Luca ha smesso di attaccare da tempo quel «partito di anime morte» che è sempre stato per lui il Pd, limitandosi a lamentare – come a fatto l’altrieri durante un incontro pubblico al Comune – «la mancanza di rappresentatività dei parlamenti».
Elly Schlein, tra l’altro, è consapevole che in caso di primarie allargate alla coalizione non sarà facile spuntarla sul capo dei 5Stelle Giuseppe Conte. Quindi se proprio non si dovesse riuscire ad evitarle, è d’obbligo fortificare la squadra.
Tutte le caselle, insomma, sembrano incastrarsi alla perfezione. E poco importa se a Salerno si perde qualche dem lungo il percorso. Bisogna vincere le elezioni, ma prima ancora le primarie.

