Marco Nonno non entra in consiglio regionale. Lo stop è arrivato ieri dalla giunta delle elezioni, per via di una condanna a due anni in appello per resistenza a pubblico ufficiale rimediata per aver partecipato attivamente alle proteste contro la riapertura della discarica di Pianura e che, secondo la legge Severino, lo rende ineleggibile.
«Tale condanna, così come formalmente confermato dalla Corte d’Appello di Napoli, è ancora in essere, né sono potute seguire azioni riabilitative in merito, ai sensi della Legge Severino», si legge nella nota diramata nel primo pomeriggio dalla giunta delle elezioni: questa l’ufficialità.
L’ufficiosità racconta invece di una riunione molto accesa, dove non sono mancati colpi di scena, proposte, controproposte, dietrofront e prese di posizioni molto dissuadenti. Alla fine è passata la linea del no, senza passare neanche per una votazione. E Nonno, che ieri era negli uffici del consiglio regionale, dopo la bocciatura ha annunciato che chiederà al partito «di valutare la posizione e il comportamento del consigliere Pisacane, che ha agito in palese contrasto con la tutela del consenso e della linea politica di Fratelli d’Italia».
Raffaele Maria Pisacane è il meloniano che, lo scorso 25 marzo, aveva chiesto un’istruttoria aggiuntiva sul caso Nonno. Si era così dato mandato agli uffici legislativi di approfondire la vicenda giudiziaria. Ma, ieri mattina, l’istruttoria presentata alla giunta era la stessa del 25 marzo scorso: quella presentata dallo stesso presidente del consiglio Massimiliano Manfredi, convinto sostenitore dell’ineleggibilità.
Quando si apre la discussione, i dubbi sono gli stessi di due settimane fa e affannano dem, 5Stelle e socialisti. Perché deliberarne l’inellegibilità se il casellario giudiziario di Marco Nonno (che ha spesso mostrato pubblicamente) è pulito? Del resto, la condanna di due anni è stata appellata dalla procura generale, ma la Cassazione ha annullato con rinvio ed il procedimento pende di nuovo in appello.
A quel punto Pisacane propone una via d’uscita: votare per l’ingresso di Nonno in consiglio ed attendere la pronuncia della Cassazione a cui Nonno si è rivolto per avere chiarimenti in merito. Lucia Fortini (A Testa Alta) sembra essere d’accordo. Forza Italia, rappresentata da Massimo Pelliccia, ha dichiarato in tempi non sospetti di votare a favore dell’ingresso di Nonno. Il meloniano è ad un passo dall’avere l’ok e la maggioranza sta per vacillare.
Ecco però che spunta la contromossa che, il coordinatore regionale di Forza Italia, Fulcio Martusciello, paragonerà ironicamente al Var: «Non votando, lo hanno lasciato decadere. Sarà intervenuto il Var», dirà pià tardi quando ormai è passata la linea di far dichiarare la proposta inammissibile e di convincere Pisacane a ritirarla.
«I tempi di risposta da parte della Cassazione all’istanza di Nonno – si legge ancora nella nota ufficiale – non sarebbero stati certi, e dovendo garantire in tempi definiti il plenum dell’Aula ed anche evitare di ledere i diritti di un ulteriore subentrante». Oltretutto la risposta della Cassazione sarebbe stata anche ritenuta «ultronea dagli uffici», cioè superflua.
Piscane ritira e non ci sarà alcuna votazione. Marco Nonno non entra. A Cirielli, che sabato scorso gli aveva dato il suo appoggio politico seppur attendendo la valutazione della giunta, subentreà l’imprenditrice di Brusciano Lea Romano.
Ma Nonno non ci sta e tuona: «È un fatto gravissimo. Pisacane avrebbe dovuto imporsi e non cedere». Parla di manovra «anomala che calpesta la volontà degli elettori».

