Serviva solo un «cambio di approccio» per uscire dal piano di rientro della sanità oppure bastava che cambiasse il presidente della Regione Campania per superare le presunte «discriminazioni politiche» che ne ostacolavano l’uscita?
L’ex governatore Vincenzo De Luca propende per la seconda ipotesi, mentre i parlamentari campani del centrodestra insistono sulla prima.
«Dopo aver avuto i risultati più importanti d’Italia nella battaglia contro il Covid, nella quale la Campania ha registrato il numero più basso di decessi in Italia rispetto alle popolazione; dopo aver raggiunto tempi di pagamenti da primato nazionale, dopo aver raggiunto obiettivi straordinari nella dotazione delle tecnologie più avanzate – ha scritto De Luca – si è finalmente preso atto della realtà, superando vergognose discriminazioni politiche indegne di un paese civile. Sarebbe stato doveroso prendere questa decisione già da mesi».
Al contrario, il fautore della teoria del «cambio di approccio» è il senatore di Fratelli d’Italia Domenico Matera che, però, in un certo senso avalla l’ipotesi deluchiana quando afferma «con chiarezza» che «se questo traguardo non è stato raggiunto prima è per responsabilità della gestione del presidente Vincenzo De Luca, che per anni ha preferito lo scontro istituzionale con il Governo anziché un lavoro serio e condiviso. Un atteggiamento che ha finito per rallentare il percorso di uscita dal piano di rientro, penalizzando i cittadini campani pur di fare politica anche sulla salute». A cui fa eco il sottosegretario ai Trasporti, Antonio Iannone – che sottolinea come «Il cambio di passo e la collaborazione istituzionale sortiscono i loro effetti» – e la deputata meloniana Imma Vietri, che ribadisce come Governo, Regione e Ministero della Salute abbiano «operato con responsabilità e visione, contrariamente a quanto avvenuto in passato».
Il senatore Matera si riferisce forse agli ultimi incontri-scontri tra De Luca e Schillaci risalenti all’estate scorsa, che tra l’altro è lo stesso ex governatore a ricordare? «Abbiamo avuto a luglio e poi il 4 agosto – aggiunge De Luca – un confronto duro con i responsabili della programmazione del ministero, nel corso di incontri nei quali il responsabile della programmazione sanitaria ha balbettato vergognosamente non avendo la dignità di fare riferimento a nessuna legge che consentisse il mantenimento in piano di rientro».
Fu dopo quell’incontro, a cui seguì il diniego del ministero alla richiesta di uscre dal piano di rientro, che l’ex governatore decise di ricorrere al Tar. E a novembre scorso, i giudici amministrativi gli ha dato ragione, ritenendo che – seppur senza eccellere nel punteggio – la Campania aveva superato la soglia sufficiente dei Lea, ma la replica di Roma fu l’appello al Consiglio di Stato, ritirato con l’arrivo di Fico a Palazzo Santa Lucia.
E ieri ci ha pensato il neo presidente ad ammettere, nella maniera più chiara possibile che «siamo potuti uscire dal piano di rientro perché sugli aspetti dell’equilibrio finanziario e dei livelli essenziali di assistenza la giunta precedente ha fatto un ottimo lavoro altrimenti, e lo dico chiaramente, non potevano uscire. Ma come spesso succede l’ultimo metro è il più difficile. Ci si poteva impantanare, perché niente era scontato». Stop.

