Doppi Incarichi e malumori così è fallito il centro trapianti Monaldi

Se il progetto del Centro Unico Trapianti finanziato con 3,4 milioni non è mai decollato, riducendosi attualmente ad un reparto del quarto piano ristrutturato ma non accora assegnato, resta da capire perché non è mai stato realizzato.
Gli ispettori della Direzione generale Salute della Regione Campania, incaricati (insieme ad esperti esterni) di acquisire tutta la documentazione dell’organizzazione e dell’operato della direzione ospedaliera del Monaldi, dovranno ricostruire una storia fatta di dimissioni, malcontenti e di direttori che rivestono più incarichi in cui è difficile capire se il controllore ed il controllato sono la stessa persona.

Come ad esempio accade per la direttrice dell’Organizzazione servizi sanitari e liste d’attesa, Maria Cristina Boccia che attualmente riveste anche il ruolo di responsabile facente funzione della Direzione medica dell’ospedale Monaldi. Alla Boccia fu demandato il doppio compito di verifica ed ispezione a sostegno della direttrice sanitaria dell’azienda dei Colli nel caso del piccolo Domenico Caliendo e adesso che, per l’azienda dei Colli è arrivato il momento di valutare «le attività professionali svolte e i risultati raggiunti» dai dirigenti responsabili delle Unità Semplici Dipartimentali e delle Unità Operative Semplici, Maria Cristina Boccia viene inserita nei collegi tecnici (deliberati dal direttore generale aziendale Anna Iervolino lo scorso 20 marzo) che dovranno valutare l’area di Sanità pubblica su cui lei stessa, come facente funzioni, vigila.

Riguardo invece ai malumori, bisogna tornare indietro al 2018, quando il centro trapianti dell’ospedale Monaldi veniva fuori da un momento molto delicato: i trapianti erano stati sospesi, le mamme dei bambini cardiopatici protestavano, l’allora ministro della salute Giulia Grillo aveva inviato gli ispettori e il clima tra dirigenti medici e direzione generale non era dei migliori.

Ciro Maiello, ex responsabile della Chirurgia Trapianti (cuore pulsante del Centro Trapianti), aveva presentato le sue dimissioni da responsabile del programma trapianti «per motivi personali». In realtà non aveva gradito la riorganizzazione della rete trapianti che affidava a lui la gestione (pre e post) del trapianto degli adulti, mentre a Guido Oppido (indagato per la morte di Domenico) e ad Andrea Petraio la chirurgia pediatrica rispettivamente dei bambini da 0 a 11 anni e di quelli tra gli 11 e i 18 anni. Saranno loro, tre anni dopo, quando dopo il finanziamento regionale viene anche pubblicato un bando per fare del futuro Centro un’unica unità operativa dipartimentale, a contendersi la direzione. Inutilmente a quanto pare perché il progetto resta lettera morta.

Nonostante ciò si fa strada il cardiochirurgo Claudio Marra, che prende il posto del pensionato Michelangelo Scardone alla direzione di Tecniche Avanzate e riceve anche l’incarico di guidare la Chirurgia Trapianti dell’ex Maiello. A quel punto le due unità dipartimentali vengono accorpate sotto l’egida di Marra con il nome di Chirurgia generale e Trapianti. Contemporaneamente a manifestare il suo malumore è il trapiantologo Cristiano Amarelli, a cui in seguito viene affidata la responsabilità delle liste d’attesa che pure fanno capo alla nuova unità operativa dipartimentale di Claudio Marra (indicato sul sito web dell’azienda dei Colli come responsabile e non come direttore).

Ma all’ Unità operativa dipartimentale di Marra afferisce anche il Centro regionale Trapianti che sarà coordinato qualche anno dopo da Pierino Di Silverio, lo stesso che nel 2025 presenta una nota di liquidazione dei compensi professionali di 211.533 euro che si fa liquidare dalla direzione Pianificazione e Controllo Strategico a capo del quale c’è Sabrina Bassolino che ricopre anche il ruolo di referente del Nucleo di Supporto al CRT e si autoliquida 15mila euro.
Come avvengono dunque le nomine nell’azienda ospedaliera dei Colli? L’ispezione straordinaria dovrà districare anche questo nodo fondamentale.

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