Epatite A, la crisi del comparto ittico e la lotta agli abusivi

Aumentano i casi di epatite A. Di poco, ma ogni giorno crescono. All’ospedale Cotugno ci sono 54 ricoverati. La Direzione generale Salute della Regione Campania rafforza i controlli e spinge per le vaccinazioni. Il comparto ittico scende in piazza e protesta per il duro calo delle vendite, mentre continuano i sequestri di pesce non tracciato a Napoli come a Salerno.
Il focolaio di epatite A, scoppiato a Napoli e partito dall’area flegrea, sta creando allarme, paura e rabbia ovunque e ieri la giornata è iniziata con una protesta dei pescivendoli davanti Palazzo San Giacomo.
La protesta
Almeno un centinaio i lavoratori del comparto ittico che hanno presidiato piazza Municipio per chiedere al sindaco Gaetano Manfredi di rititare l’ordinanza che vieta il consumo di cozze crude.
«Non si può ridurre tutto a un divieto, senza aver stabilito la vera causa e definito i reali confini dell’aumento dei casi di epatite. Il sindaco – spiega un portavoce – deve capire che con questa ordinanza, accompagnata da una campagna denigratoria di stampa superficiale e da false notizie che circolano su internet, si rischia di mettere in strada centinaia di famiglie. Siamo rovinati, nessuno compra più niente ed è per questo che siamo qui, dopo una domenica drammatica sotto il profilo degli incassi».
«Si parla di epatite A e si fanno vedere le immagini di cozze. E’ chiaro che così nessuno le compra più. Se c’è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo. L’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus – aggiunge un altro portavoce -. Ci aspettiamo che qualcuno ascolti le nostre istanze, altrimenti la prossima volta ritorneremo in piazza portandoci anche le famiglie», conclude.
La crisi del comparto
In pochi giorni, da quando la Regione ha intensificato i controlli sulla filiare dei molluschi bivalvi e sul pesce crudo e da quando i Nas hanno avviato ispezioni in tutti i ristoranti e le pescherie, le vendite di cozze hanno subito un calo superiore all’80 per cento. Per andare incontro al comparto e per «tamponare l’emergenza», il presidente della Camera di commercio di Napoli, Ciro Fiola, ha annunciato che nella prossima riunone di giunta proporrà di destinare due milioni al comparto.
«Le prudenti indicazioni sanitarie non devono provocare inutili allarmismi nella popolazione – ha dichiarato Fiola, che ieri ha incontrato una delegazione delle pescherie e dei grossisti ittici -. E’ bene ricordare che ciò che oggi non è consentito è la sola somministrazione di frutti di mare crudi nei ristoranti, non la vendita generalizzata che invece deve proseguire regolarmente nelle pescherie e attraverso i grossisti di settore. Né è stata mai messa in discussione la qualità del pesce, autentica eccellenza nelle nostre aree».
La lotta agli abusivi
Dopo il caso del settantatreenne di Torre del Greco fermato con 25 chili di vongole non tracciate tenute in auto, la guardia costiera di Salerno (coordinata dalla Capitaneria di Porto) ha sequestrato oltre 100 chili di mitili e frutti di mare non etichettati ma esposti per la vendita. I militari, che hanno intensificato i controlli proprio anche in ragione dell’allerta epatite A, hanno accertato che la maggior parte dei molluschi bivalvi erano stati fatti espurgare utilizzando l’acqua portuale: pratica purtroppo molto diffusa, ma contraria ad ogni norma di sicurezza alimentare.
A Napoli, invece, l’assessore alla polizia locale del comune di Napoli, Antonio De Jesu, all’incontro con i titolari delle pescherie ha garantito loro che «così come convenuto in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il prefetto di Napoli, Michele di Bari» i controlli sugli abusivi saranno rafforzati.
Intanto anche il sindaco Manfredi ha ribadito che «le cozze e i frutti di mare possono essere regolarmente acquistati, ma vanno consumati esclusivamente previa cottura».

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