Il gup Brigida Cavasino ha deciso: Franco Alfieri andrà a processo con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso.
Insieme a lui anche l’imprenditore Roberto Squecco e la sua ex moglie Stefania Nobili.
La decisione è arrivata ieri pomeriggio dopo una lunga discussione degli avvocati Agostino De Caro e Arianna Santacroce che hanno cercato di evitare il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Provincia di Salerno.
La sensazione però che il processo non potesse essere evitato era quasi una certezza. A pesare sulla decisione del gup è stata certamente la recente ordinanza del Tribunale del Riesame di Salerno che non, accogliendo i dubbi sollevati dalla Corte di Cassazione (che aveva chiesto di chiarire meglio sia l’esistenza delle esigenze cautelati che gli indizi sul presunto patto criminale tra i due principali imputati), ha confermato la misura cautelare per Alfieri, che è ormai ai domiciliari da un anno.
L’ex sindaco, che ha rassegnato da tempo le dimissioni dal Comune di Capaccio, era presente in aula ieri mattina prima di far ritorno a casa ad attendere la decisione. Il gup ha rigettato la richiesta di patteggiamento di Roberto Squecco, mentre ha condannato con rito abbreviato Antonio Cosentino (4 anni) e Vincenzo De Cesare (due anni e otto mesi).
Il processo per voto di scambio politico mafioso comincerà il prossimo 6 maggio davanti al collegio della terza sezione penale del Tribunale di Salerno. Intanto i difensori di Alfieri stanno preparando il terzo ricorso in Cassazione contro l’ultima pronuncia del Riesame.

