Se prima erano sei adesso sono sette. E non sono tutte civiche.
Sarà anche un po’ provato dalla nostralgia ma, come ha dichiarato Anna Petrone qualche mese a Linea Mezzogiorno, Vincenzo De Luca «ha sette vite e quando tutti lo credono morto lui risorge», al di là dei veti, delle riunioni del Campo largo che tardano, si tengono e poi slittano.
Perché in realtà il nodo su Vincenzo De Luca candidato sindaco del Campo largo non lo scioglieranno né i tavoli regionali né, a maggior ragione, quelli provinciali. La vera discussione si tiene a Roma e sembra che, nell’ultimo mese, sia diventata sempre più frequente e, se prima la possibilità che l’allenza uscita vittoriosa dalle regionali in Campania potesse convergere su di lui era minima, adesso pare che qualcosa stia cambiando e che quei veti che apparivano inamovibili piano piano si stiano allentando.
La discussione ovviamete è racchiusa nel raggio di azione Pd-M5S. Tutti gli altri, socialisti, verdi, sinistra italiana, sono lì che attendono il verdetto.
Che il segretario campano dem, Piero De Luca spinga per riunire il Campo largo sul nome di suo padre non è una novità come non lo è neanche l’imbarazzo vissuto da suo figlio quando De Luca senior ha lanciato in solitaria la sua candidatura, bruciando tutti sul tempo e sbaragliando il resto del Campo largo che – tra tiri mancini già conosciuti ed eventuali dietrofront dell’ultimo minuto – non ha ancora individuato il candidato sindaco.
Ma dal giorno dell’autocandidatura di Vincenzo De Luca, le cose a Roma sono cambiate.
Non c’è prova ma tanti indizi. Primo fra tutte il numero delle liste a suo sostegno che continua a salire. Da sei ora sono sette.
Ci sono le tre civiche di sempre, quella dei progressisti, dei giovani ed A Testa Alta che ha preso il posto di Campania Libera. Ma ce ne sono altre quattro che civiche non sono: Italia Viva, Verdi e Psi.
Qualora non si riuscesse a formare il Campo largo, i socialisti – come ha confermato di recente il segretario nazionale Enzo Maraio (nonché assessore regionale al Turismo) – sarebbero liberi di appoggiare il candidato che più ritengono adeguato. Tradotto: Vincenzo De Luca, con cui c’è stata sempre una vicinanza storica prima che politica.
I Verdi, che a Salerno si chiamano Dario Barbirotti e Michele Ragosta, non hanno partecipato ad un tavolo del potenziale Campo largo, quindi la loro posizione è chiara. Ma a Roma anche Arturo Scotto di Sinistra Italiana ha cambiato da tempo atteggiamento nei confronti di De Luca. Dal duro scontro consumatosi nel 2018 sul palco della festa de L’Avanti a Caserta (nella foto), il numero due di Fratoianni è arrivato a sostenere l’anno scorso la sua terza candidatura.
Infine c’è Italia Viva di Matteo Renzi. I rapporti con l’ex premier sono stati sempre ottimi. Anche quando su De Luca incombeva la scure della legge Severino (per via di una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, poi ribaltata in appello) che minava la sua seconda candidatura alla presidenza della Regione nel 2015, l’ex premier lo ha sostenuto con tanto di simbolo del Pd: la prima volta per De Luca.
Quale potrebbe essere il quarto partito? Le voci che circolano puntano il faro su Azione di Carlo Calenda, il cui rapporto con De Luca ha sempre vissuti falsi alterne. In compenso Calenda non ha mai cambiato idea (negativa) sul 5Stelle e sul rapporto del partito di Conte con il Pd. Dunque alla fine non potrebbe sembrare così dura appoggiarlo. Sempre che non lo facciano prima i dem e i 5Stelle, con il rischio di fughe interne locali.

