Sgominata rete di riciclaggio che svuotava conti di mezza Italia

Sessantotto gli indagati, 98 le vittime e un milione e mezzo di euro che i primi sono riusciti ad estorcere ai secondi nel giro di pochi anni fino a quando, ieri, la procura di Salerno ha sequestrato conti correnti e messo fine ad una rete di truffatori che dalla Campania era riuscita ad espandersi fino al Lazio, alle Marche, alla Basilicata e alla Puglia. Con appoggi e complici anche a Milano.


L’inchiesta
Nata dalla denuncia di un cittadino di Giffoni Valle Piana, che aveva scoperto di aver aperto rapporti finanziari con le banche a sua insaputa, i carabinieri di Battipaglia, guidati dal capitano Samuele Biletti, e il nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Salerno, diretto dal tenente colonnello Claudio Molinari, hanno svelato l’esistenza di un’organizzazione criminale che aveva come quartier generale Napoli e Montecorvino Rovella e che contava su ramificazioni in varie città italiane consolidate grazie ai rapporti di conoscenza tra le 68 persone finite nel registro degli indagati con l’accusa di riciclaggio. Rapporti che si estendevano fino a Milano e al nord Italia.


Il modus operandi
Le indagini hanno ricostruito le modalità con cui avvenivano i raggiri e, in seguito, il trasferimento del denaro rubato.
Sui cellulari delle vittime veniva inviato un messaggio via Whatsapp in cui si chiedeva di inserire le credenziali del proprio conto corrente perché scadute o perché – per presunti motivi di sicurezza – era necessario provvedere ad un cambio della password. Una volta che le vittime eseguivano la procedura richiesta, i truffatori entravano in possesso delle credenziali personali che, poi, avrebbero utilizzato per accedere ai conti bancari delle vittime e prelevare il denaro.


L’hackeraggio
Le vittime venivano tratte in inganno perché i messaggi inviati loro risultavano intestati ai vari istituti di credito presso cui le persone raggirate detenevano i propri conti bancari. I truffatori erano riusciti anche ad hackerare i portali dei vari istituti di credito, di modo da far credere alle loro vittime che fosse davvero la loro banca a richiedere il cambio di password per accedere ai servizi online.


Il riciclaggio
Il denaro prelevato veniva poi trasferito su conti correnti cripto aperti all’estero (di modo da far perdere la tracciabilità del denaro) oppure su conti italiani intestati a prestanome, i quali – una volta avuta la notifica dell’accredito – si recavano in banca (come si vede nel video girato dai carabinieri) per prelevare il denaro contante e consegnarlo così agli organizzatori dietro compenso.


I sequestri
Sono stati bloccati e sequestrati conti correnti e rapporti finanziari dei 68 indagati, ma – da fonti investigative – emerge che il milione e mezzo di euro frutto delle truffe non è stato ancora completamente rintracciato sui conti. Probabile, dunque, che gran parte sia stato investito in altre attività su cui si sta concentrando l’inchiesta che non si è ancora conclusa.

Per il momento infatti l’accusa contestata dalla procura di Salerno è il riciclaggio ma nulla esclude che, nei prossimi mesi, gli inquirenti potrebbero contestare anche l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio (appunto) e alle truffe. Del resto il modus operandi così preciso ed articolato – sia nell’affidamento di compiti e ruoli e sia nei contatti tra le ramificazioni presenti in varie città italiane – potrebbe essere letto come uno degli elementi indiziari di un progetto criminale più ampio di una semplice truffa.

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