Guadagnavano migliaia di euro frodando il Click Day

Con 9.000 euro la certezza di partire per l’Italia con un contratto di lavoro da firmare era assicurata.
A volte ne bastavano anche 6.500. Dipendeva dai casi e da quanto decideva un dipendente dell’Ispettorato del lavoro di Napoli che frequentava spesso il Marocco per motivi di affari e che, con il tempo, aveva instaurato una serie di relazioni a Marrakesh e Agadir che gli avrebbero consentito di mettere su un’organizzaione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Italia.


Organizzazione sgominata ieri dalla procura di Napoli con 15 arresti in carcere e tre ai domiciliari. Ma gli indagati sono 37 e tra questi ci sono anche imprenditori agricoli, dipendenti di un Caf di Caserta, mediatori culturali e, appunto, l’ispettore del lavoro di 63 anni. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento all’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa.


Il quartier generale era a Marcianise. Gli uomini della Squadra Mobile di Napoli lo hanno capito grazie ad una cimice installata nell’auto del funzionario pubblico.
Ascoltando le telefonate, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il modus operandi dell’associazione che lavorarava in contatto diretto con il Marocco.


Qui l’ispettore del lavoro aveva i suoi complici, persone del posto che agganciavano gli extracomunitari che intendevano arrivare in Italia per cercare lavoro e cominciavano ad istruire le pratiche che poi venivano trasferite tra Napoli e Caserta.
Prima venivano elaborate dal Caf casertano e poi inviate all’Ispettorato del Lavoro di Napoli. Dove frattanto erano arrivate anche le richieste di false assunzioni da parte di presunti datori di lavoro e titolari di aziende agricole.


A questo punto negli uffici napoletani, veniva istruita ogni singola pratica e l’ispettore del lavoro, grazie alla compiacenza di altri dipendenti, esprimeva il parere favorevole alle richieste fasulle di imprenditori agricoli, che si servivano del famoso «click day» per cercare manodopera straniera che mai avrebbero assunto.


Il parere positivo era necessario al rilascio del «Nulla osta al lavoro subordinato», con cui lo Sportello Unico per l’Immigrazione dell’Ufficio Prefettizio autorizzava il datore di lavoro che ne faceva richiesta ad assumere un lavoratore straniero preventivamente individuato.


In realtà, non c’era nessun lavoro per loro ma solo un giro di denaro che fruttava agli imprenditori agricoli tra i 1.200 e i 2.000 euro per ogni pratica andata a buon fine. Quindi per ogni lavoratore straniero assunto fittiziamente.


L’inchiesta, sfociata ieri nelle misure cautelari emesse – su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli – dal gip Raffaele Coppola, è partita grazie a un esposto anonimo inviato nel maggio 2018 alla Prefettura di Napoli.
Nell’esposto venivano denunciate una serie di irregolarità nella gestione delle pratiche relative all’ingresso in Italia di lavoratori stranieri.

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