Ita Missa Est – C’è una Sete dietro la sete

C’è un dettaglio, nel Vangelo della terza domenica di Quaresima, che regge tutto il racconto: Gesù ha sete. Non è una metafora iniziale, non ancora. È proprio sete.
È mezzogiorno, il sole è alto, la strada è lunga, e lui si siede sul bordo del pozzo di Giacobbe stanco del viaggio. Gesù entra nella nostra condizione più elementare: il bisogno. La scena è essenziale come una fotografia. Un pozzo, l’ora scomoda delle dodici, un uomo seduto e una donna che arriva con la brocca. È la Samaritana. Già qui il Vangelo introduce una frattura: un giudeo e una samaritana non dovrebbero parlarsi. E invece Gesù rompe la prima barriera con una frase brevissima: «Dammi da bere».
La sete comincia da qui. All’inizio è la sete più concreta che esista: acqua. Ma il dialogo, come spesso accade nel Vangelo di Giovanni, scende lentamente più in profondità, come se seguisse la corda che cala nel pozzo. Gesù chiede acqua e subito parla di un’acqua diversa, un’acqua che diventa sorgente, un’acqua che non si esaurisce. È lo spostamento decisivo: dalla sete del corpo alla sete dell’anima. La donna lo capisce a metà, resiste, ironizza, ma resta. E mentre resta, la conversazione si avvicina alla sua vita. I cinque mariti, la relazione presente, la verità fragile della sua storia. Non c’è giudizio nelle parole di Gesù; c’è piuttosto una specie di luce che illumina ciò che lei già sa di sé.
La sete, allora, cambia ancora significato: diventa sete di verità. Non è un caso che tutto avvenga a mezzogiorno. È il momento in cui le cose appaiono per quello che sono. Da lì nasce la domanda religiosa della donna: dove si deve adorare Dio? Sul monte o a Gerusalemme? È la vecchia disputa tra popoli e tradizioni. Gesù la attraversa con una risposta sorprendente: i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Non un luogo, ma una relazione.
Ed è a questo punto che la scena cambia improvvisamente ritmo. La donna lascia la brocca — il segno della sua sete iniziale — e corre in città. Diventa testimone. Racconta di un uomo che le ha detto tutto di lei. È così che la sete diventa missione.
Questo Vangelo ci riguarda più di quanto sembri. Viviamo in un tempo pieno di pozzi e povero d’acqua: informazioni ovunque, significato rarissimo. Abbiamo sete di riconoscimento, di verità, di futuro, di una parola che ci conosca davvero. La Samaritana siamo noi quando arriviamo al pozzo con la nostra brocca quotidiana, convinti di cercare solo un po’ d’acqua per andare avanti. E invece scopriamo che qualcuno, seduto sul bordo della nostra stanchezza, ci chiede da bere. E proprio lì, dentro quella richiesta, comincia a sgorgare la sorgente

Torna in alto