Acqua pubblica, gara ritirata e De Luca annuncia battaglia

Roberto Fico scioglie la riserva sull’acqua e con una delibera di giunta (varata ieri) ritira «in autotutela» la gara bandita dall’ex governatore Vincenzo De Luca sulla scelta di un socio privato che avrebbe dovuto affiancare la Regione nella nuova società (Gric) per la gestione del sistema acquedottistico (Gapir).


E sarà pur vero, come ha dichiarato, che la nuova delibera sul servizio idrico «si inserisce nel solco dell’interesse collettivo» come «priorità dell’azione amministrativa» e che la sua «posizione (sull’acqua pubblica; ndr) è nota e fa parte del mio percorso politico», ma è altrettanto fuor di dubbio che questa è l’ennesima delibera che si inserisce nel solco di una discontinuità con il passato da cui Fico ha mostrato di prendere le distanze già in occasione della nomina del presidente del consiglio regionale.


La notizia di aver «avviato un’istruttoria per ridefinire un modello che valorizzi l’interesse pubblico della gestione di un bene essenziale come l’acqua» ha fatto presto ad arrivare a Salerno. Talmente presto che, quando non era ancora stata diffusa dai media, l’ex presidente De Luca alle tre del pomeriggio, dalla sua consueta tribuna social, si augura (con toni stranamente pacati) che sulla sua gara di privatizzazione sospesa dal Tar lo scorso dicembre «la Regione faccia ricorso al Consiglio di Stato» e che «non imbocchi la strada di una visione ideologica sul tema dell’acqua».


Tema che per De Luca «deve rimanere pubblico», nel senso cioè che «deve essere gestito da istituzioni pubbliche ma in rapporto con investitori privati da impegnare nella manutenzione, altrimenti non si troveranno risorse».


Ma se da Salerno arriva il monito, a Napoli la promessa è di «continuare in questa direzione» perché la premessa è che «l’amministrazione delle risorse idriche è una questione di fondamentale importanza e vanno operate scelte che vadano a tutela del bene comune, assicurando efficienza e tariffe giuste. sono convinto che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba essere in mani pubbliche».


Fine. Forse a Napoli, anche se la decisione spetta ancora al Tar che si pronuncerà l’11 marzo. Ma a Salerno c’è ancora De Luca ad avvertire che «il tema sarà approfondito nelle prossime settimane» e a ricordare che la sua è stata «la prima legge di riordino della gestione del ciclo delle acque», che «ha salvato il bacino dell’Alto Calore sprofondato di debiti» e promette di difendere «lo straordinario lavoro fatto negli anni passati». Cioè da lui stesso.


Però, a quanto pare, a Napoli le sue parole non sono ancora arrivate anche perché, tra le delibere approvate ieri in giunta, ce n’è una che stravolge di nuovo «il lavoro straordinario degli anni passati» e che riguarda un altro tema alquanto delicato come l’acqua: la sanità e si intitola: “Modifica e aggiornamento dell’Unità centrale di gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste di attesa”.


L’Unità, istituita da De Luca a gennaio del 2025, sarà presieduta e coordinata da Fico, e sarà composta dal direttore generale e da dirigenti della direzione generale Tutela della salute e coordinamento del sistema sanitario regionale, in attesa di individuare il nuovo Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria.

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