NAPOLI – Quattro minuti, fatali forse, in cui Domenico è rimasto senza cuore nella sala operatoria del Monaldi quel maledetto 23 dicembre in attesa del trapianto.
Il via libera dell’organo proveniente da Bolzano è arrivato alle 14.22, mentre l’espianto del cuore del bimbo di due anni e mezzo morto il 21 febbraio scorso è avvenuto alle 14.18.
È quanto hanno riferito al pubblico ministero di Napoli, Giuseppe Tittaferrante (che ha messo sotto inchiesta sette medici dell’azienda dei Colli), alcuni infermieri che quel giorno era presenti in sala operatoria.
Dalle indagini cominciano ad emergere i primi elementi importanti per ricostruire la catena degli errori che – forse – da Bolzano sarebbe proseguita fino a Napoli.
I momenti di tensione
Il cuore di Domenico è già stato espiantanto e poggiato sul tavolo quando l’equipe del Monaldi si è accorge che qualcosa non va nel contenitore utilizzato pere trasferire a Napoli l’organo prelevato a Bolzano. A quel punto la tensione sale. Si prova a scongelare il cuore da trapiantare con l’acqua fredda, poi tiepida ed infine calda. Ma niente. «Il cuore era un pezzo di ghiaccio», raccontano tre infermieri al pm. Il cardiochirurgo che deve eseguire l’intervento di impianto continuerebbe a ripetere che quel cuore non emetterà neanche un battito. Ma non ci sono «alternative» e, una volta scongelato, il primario Guido Oppido deciderebbe di procedere con l’impianto.
Il box inadeguato
Sequestrato dai Nas dopo la morte del piccolo Domenico, il contenitore frigo non avrebbe i requisiti previsti dalle Linee Guida. L’avvocato Francesco Petruzzi continua a ripetere che il box non fosse dotato del dispositivo «anche solo esterno» per misurare la temperatura e che questa «non è stata controllata subito dopo l’atterraggio».
Il ghiaccio secco
Punto chiave nella ricostruzione della catena degli errori e nell’accertamento di eventuali responsabilità anche durante la fase di espianto avvenuta all’ospedale di Bolzano. Petruzzi svela che il ghiaccio secco sarebbe stato «inserito nel box a Bolzano da un’operatrice non specializzata». Quando l’equipe napoletana si accorge a Bolzano di non avere ghiaccio a sufficienza per il trasporto lo chiede ai colleghi altoatesini ed «evidentemente – prosegue Petruzzi – non si era resa conto del tipo di ghiacchio fornitole».
L’ispezione a Bolzano
All’espianto del cuore nell’ospedale di Bolzano partecipa un‘equipe austriaca del Centro Trapianti di Innsbruck, che intervenire in sala operatoria, quando si è presentano le criticità evidenziate nella relazione inviata dalla direzione generale altoatesina al ministero della Salute. Cioè il drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, la dotazione tecnica incompleta (sacche e box e la quantità insufficiente di ghiaccio). I Nas di Trento hanno sentito anche i medici austriaci, mentre da Bolzano si continua a ripetere che nessun errore è stato commesso dai medici austriaci. I carabinieri hanno anche simulato quanto avvenuto durante l’espianto della mattina del 23 dicembre.
La riunione infuocata
Il 10 febbraio scorso, nel corso di una riunione a cui ha partecipato anche il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha impiantato il cuore danneggiato si sarebbe discusso della tempistica dell’espianto del cuore e dell’arrivo al Monaldi dell’organo prelevato a Bolzano. Sembra che la riunione sia stata particolarmente accesa, al punto che il primario Oppido avrebbe anche sferrato un calcio a un termosifone.

