SALERNO – Pensava di chiudere presto i conti con la giustizia e con l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Pensava anche di poter usufruire dello sconto di pena previsto dal rito abbreviato – che ha scelto e che gli è stato concordato – ma anche dalla collaborazione che ha reso con i magistrati nei quindici anni di indagini sull’assassinio del sindaco pescatore.
Invece Romolo Ridosso, il super accusatore del colonello dei carabinieri Fabio Cagnazzo e dell’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e dell’imprenditore dei cinema Giuseppe Cipriano, non uscità di scena così presto come aveva creduto.
La prima udienza del rito alternativo fissata ieri mattina davanti al gup di Salerno, Giuseppe Rossi, è stata rinviata al 24 aprile per la requisitoria del pm Elena Guarino. Automaticamente è slittato il calendario fissato quasi un mese fa, al punto da trascinare la sentenza al prossimo 22 maggio. Con la previsione di un’udienza intermedia per la discussione delle parti vicili dell’8 maggio.
A determinare la decisione sul rinvio del processo per Ridosso è stata la sentenza con cui la Corte di Cassazione, il 29 gennaio scorso, ha annullato con rinvio (al Riesame) l’ordinanza del Tribunale delle Libertà che scarcerava il colonnello Cagnazzo mantenendo però in piedi i «gravi indizi di colpevolezza» su cui si fonda l’intero impianto accusatorio che più di un anno fa fece scattare gli arresti per i presunti responsabili dell’omicidio Vassallo.
Ebbene, in quella sentenza, i giudici della Suprema Corte hanno smontato quello che – sebbene imputato di concorso in omicidio – resta il teste chiave dell’accusa. Ridosso è stato ritenuto dalla Cassazione «reticente, inattendibile e contraddittorio». Caratteristiche che, già in passato, in altri procedimenti, sono costate a Romolo Ridosso l’estromissione dal programma di protezione per i collaboratori di giustizia.
Nei diciannove interrogatori resi negli ultimi otto anni, prima al pm titolare delle indagini Rosa Volpe e poi ai sostituti Elena Guarino e Guglielmo Valenti (che hanno ereditato il fascicolo), Ridosso si è contraddetto più volte sul presunto movente dell’assassinio.
In un primo momento avrebbe parlato di un traffico di droga scoperto da Angelo Vassallo in cui erano coinvolti gli imputati Cioffi e Cipriano (senza mai fare il nome di Cagnazzo), mentre in un secondo momento avrebbe attribuito ad una mancata concessione richiesta da Cipriano a Vassallo il movente dell’omicidio.
La sua credibilità, messa in discussione dalla Cassazione, rischia di influenzare l’intero procedimento che non è ancora arrivato a dibattimento. E non ci arriverà prima del 27 marzo prossimo, giorno dell’ultima udienza preliminare per i quattro imputati principali che non hanno chiesto riti alternativi.
Probabile che per allora sarà stata fissata anche l’udienza al Riesame sulle indicazioni dettata dalla Suprema Corte riguardo i gravi indizi di colpevolezza che ancora gravano sul colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo.

