ROMA – Italiana nel nome. Al punto che la vecchia compagnia di bandiera Ita Airways – che di italiano ha perso tutto, compreso il nome – ha diffidato Aeroitalia a cambiare nome, logo e marchio perché «sia sotto l’aspetto letterale e fonetico sia sotto l’aspetto figurativo sussiste un elevato grado di somiglianza tra i marchi di Alitalia e Aeroitalia». E, lo scorso giugno, il collegio d’appello del Tribunale di Roma ha accolto il ricorso della Ita Airways e inibito ad Aeroitalia di cambiare tutto da gennaio 2026.
Ma italiana anche nella governance, perché l’amministratore delegato risponde al nome di Gaetano Intrieri, che ha avuto l’intuizione di portare con sé – cioè nella nuova compagnia – gli ex lavoratori di Alitalia licenziati il primo novembre 2025.
Bocconiano di formazione, con un’esperienza al Ministero dei Trasporti, Intrieri è stato l’uomo a cui il Mit ha pensato per far uscire dalla situazione di stallo l’aeroporto di Salerno. E la mediazione condotta dal sottosegretario Antonio Iannone ha portato i suoi frutti.
Aeroitalia nasce nel 2021 come compagnia aerea charter, ma l’anno successivo comincia ad operare i primi voli di linea dall’aeroporto di Forlì. Prima verso destinazioni nazionali e poi si allarga a quelle internazionali. Da allora ha stretto partenariati con compagnie di bandiera internazionali come AirFrance, KLM e Qatar Airways. E continua ad espandersi tuttora,
Ma se Aeroitalia è tanto italiana nel nome quanto nella governance, lo è un po’ meno nella gestione societaria.
Presidente ed unico azionista della compagnia risulta essere banchiere francese Marc Bourgade, residente a Dubai, con un passato nel settore finanziario ed un presente che lo vede al centro di una controversia giudiziaria con un altro imprenditore “dei cieli”: il manager boliviano Germán Efromovich, ex presidente del gruppo Avianca.
Efromovich ha rivendicato una bella fetta di quote nella società Aeroitalia, in quanto sostiene di averla fondata insieme al banchiere francese e di aver investito anche una bella somma di denaro: oltre cinque milioni di euro di capitale sociale.
Secondo il manager boliviano, il denaro proveniente dall’Ecuador sarebbe transitato attraverso la società Flying Solutions di Bourgade a Dubai, per poi giungere in Italia. Inoltre, entrambi avrebbero creato negli Emirati Arabi una società ad hoc, Asluma, destinata a controllare le quote di Aeroitalia, con un accordo secondo il quale il 95% delle quote formalmente intestate a Bourgade sarebbe spettato a Efromovich per un simbolico corrispettivo di 95 dollari.
La questione è stata portata dinanzi all’Alta Corte di Londra, a cui Efromovich ha chiesto il sequestro della società che gestisce la compagnia aerea.
Per fortuna – per l’aeroporto di Salerno – la richiesta è stata respinta sia in primo che secondo grado. Ma il boliviano non si è arreso ed ha ripresentato un nuovo ricorso, puntando stavolta a mettere in dubbio i bilanci della compagnia. Che, però, sembrano in crescita.

