NAPOLI – Nello scambio di documenti tra la procura di Napoli e quella di Bolzano per cercare di ricostruire la catena degli errori che ha compromesso il trapianto del piccolo Domenico potrebbero esserci a giorni nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
E come ha detto ieri l’avvocato Francesco Petruzzi – subito dopo il responso negativo dell’Heart Team di esperti su un secondo intervento – adesso «è finito il tempo della speranza e si passa a quello delle responsabilità».
A Bolzano giorni fa è arrivato un esposto a nome di un’associazione privata, che ha inviato lo stesso esposto anche agli inquirenti napoletani.
E ora che le due procure dialogano tra di loro, ai sei medici e paramedici indagati a Napoli potrebbero aggiungersene altri.
Perché al Monaldi, fino a ieri, c’erano anche gli ispettori inviati dal ministero della Salute, che non concluderanno il loro lavoro prima di un paio di settimane.
L’ispezione disposta invece dalla Regione Campania è già oggetto di una relazione di 290 pagine che il presidente Fico l’altrieri ha inoltrato agli uffici del ministro Orazio Schillaci.
Ma è negli audit dell’azienda ospedaliera, cioè nei verbali redatti dopo l’ispezione interna, che – come riporta il quotidiano Repubblica – si comincia già a capire cosa sia avvenuto quel 23 dicembre quando la dottoressa Gabriella Farina ed il collega Vincenzo Pagano partono per Bolzano per prendere il cuore destinato a Domenico.
Nei verbali si legge che all’apertura del contenitore termico – sequestrato la scorsa settimana dai Nas di Napoli – il cuore appariva incastrato in un blocco di ghiaccio da cui è stato difficile staccarlo. Così come è stato difficile staccarlo anche dalle tre buste di plastica in cui era avvolto.
Ci sono voluti venti minuti, ma intanto Domenico era già sedato e pronto per essere trapiantato. E quando il primario Guido Oppido ha staccato il cuore del piccolo ed ha preso nelle mani quello del donante e si è accorto che era ancora gelato non ha potuto fare altro che attendere lo scongelamento ed impiantare il cuore.
Del resto, si legge ancora, il primario – nella sua relazione -scrive di aver ricevuto l’approvazione da parte della sua equipe che l’organo fosse stato conservato nel modo previsto dalla legge.
Dichiarazioni, quelle del primario, che però divergono da quelle degli altri componenti dell’equipe.
Ma, a monte, e quindi a Bolzano, c’è ancora un altro aspetto da chiarire: i medici del Monaldi avrebbero chiesto ai colleghi altoatesini del ghiaccio in più perché quello che avevano portato da Napoli non bastava. E forse, a quel punto, sarebbe stato introdotto nel box il ghiaccio secco – invece di quello naturale – che avrebbe congelato il cuore.
Ma la catena degli errori e delle eventuali responsabilità ritorna ancora più indietro e cioè alla partenza dei medici napoletani per Bolzano. Perché invece di portare con sé il moderno contenitore Paradonix (che controlla la temperatura interna ed esterna) si è optato per un contenitore abbastanza datato?
Le parole dell’avvocato Petruzzi in merito sono agghiaccianti. «Non erano preparati ad un intervento simile – dice – credo che ne abbiano fatti solo due finora».
Intanto ieri sera a Nola è stata organizzata una fiaccolata per Domenico e per esprimere vicinanza e sostegno alla sua famiglia. Mamma Patrizia è ancora al Monaldi e ha detto che resterà accanto al suo bambino fino alla fine. Per Domenico, purtroppo, le cose non si mettono bene. Le sue condizioni peggiorano. Ha avuto diverse emorragie cerebrali e un’area ischemica. Ma a preoccupare sono i polmoni che, a detta dei medici, sono «incompatibili con la vita».

