NAPOLI – Il 6 novembre 2020 la Campania passò – in meno di ventiquattro ore – da 243 posti letto in terapia intensiva a 590. O almeno questi erano i numeri che apparirono quel giorno nel bollettino ufficiale che Palazzo Santa Lucia inviava quotidianemente al governo.
Si era in piena emergenza Covid e l’allora ministro della Salute Roberto Speranza aveva diviso l’Italia in zone gialle, arancioni e rosse. L’individuazione e l’assegnazione del colore delle zone avveniva in base ai numeri. I numeri erano quelli dei posti letto di terapia intensiva: se si superava il 30 per cento di posti letto delle terapie intensive e il 40 per cento di quelli di degenza, scattava l’allarme e quindi la zona rossa.
La Campania non poteva permettersi di nuovo una zona rossa e così, quel 6 novembre del 2020, i numeri dei posti letto raddoppiarono.
Come mai? Si chiesero al Ministero. Anche perché i dati comunicati nelle settimane precedenti erano completamente divergenti.
Per l’ex ministro Francesco Boccia, il 10 ottobre precedente i posti letto in terapia intensiva erano 433. Per il commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, il 28 ottobre, dopo la conferenza Stato-Regioni, sono 505, mentre per Enrico Coscioni, allora consulente del governatore De Luca alla sanità e presidente dell’Agenas invece erano 590.
Senza contare poi che Dal 14 novembre successivo diventarono 656.
Immediata scattò l’ispezione ministeriale e si scoprì allora che si era arrivati ai 590 posti letto comunicati grazie alle postazioni messe a disposizione dalle strutture private convenzionate. Ma anche grazie alla realizzazione degli ospedali modulari a Napoli, Salerno e Caserta per una gara aggiudicata dalla Manufacturing Engineering Development di Padova con un offerta di quasi 12,3 milioni di euro.
Eppure, nonostante questa spiegazione, per il ministero i conti non tornavano ancora.
Anche perché era difficile sapere con esattezza il numero dei posti letto della sanità privata. Ma soprattutto perché non appariva chiaro neanche il numero dei posti letto previsti negli ospedali modulari: 72 all’ospedale del Mare ed un numero imprecisato a Salerno e Caserta.
Sul bando degli ospedali modulari, la magistratura aprì anche un’inchiesta che si è conslusa con un’archiviazione lo scorso dicembre.
Tuttavia restano i dubbi sul destino dei tre ospedali modulari che non sono mai entrati in funzione e che sono finiti nel dimenticatoio.
A meno che nella recente delibera della giunta Fico non siano stati riesumati

