Tommaso, solo 48 ore per il trapianto salvavita

NAPOLI – Alle cinque meno un quarto di ieri pomeriggio era in auto con il suo avvocato, Francesco Petruzzi per andare a trovare suo figlio Tommaso (nome di fantasia) che da più di 50 giorni è in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito un trapianto di cuore inutilizzabile.


Patrizia ha avuto un permesso speciale dalla direzione generale dell’ospedale per vedere suo figlio quante più volte possibile. Ieri mattina è stata contattata al telefono dalla direttrice del Monaldi, Anna Iervolino. «Mi ha detto – ha riferito all’Ansa – che mi è vicina e che sta facendo il suo lavoro per il bambino».


Patrizia non perde le speranze e prega affinchè per il piccolo Tommaso arrivi un nuovo cuoricino. Il bambino è stato inserito nella lista europea dei trapianti, ma le sue condizioni cliniche non sono affatto buone, E questo Patrizia lo sa e lo ha confermato anche ieri alla presenza del suo legale. «Mio figlio sta male, molto male – dice con una lucidità disarmante – ha problemi al rene, al fegato e ai polmoni. Anche se arrivasse un cuore oggi, ci vorrebbe solo un miracolo».


Il bimbo di due anni e tre mesi era stato escluso dalla lista europea dei trapianti e poi reinserito.
«Qualche giorno fa – racconta l’avvocato Petruzzi – era stata paventata anche l’ipotesi di un trasferimento all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma ma le sue condizioni di salute non lo consentono».


Tommaso è ancora legato al macchinario salvavita che, però, sta provocando enormi danni agli altri organi vitali.
«In realtà – spiega il difensore esperto di medicina legale – le conseguenze dannose sono emerse subito dopo l’intervento quando ci siamo resi conti che il macchinario stava peggiorando la sua situazione clinica. Perciò abbiamo presentato l’esposto per lesioni colpose».


Petruzzi così come Patrizia ripercorrono l’intera vicenda, a partire da quel 23 dicembre scorso: il giorno fissato per il trapianto.
«Il cuore doveva arrivare da Bolzano in mattinata – racconta l’avvocato – ma al Monaldi è arrivato solo alle due e mezza del pomeriggio. Problemi di traffico dovuti al maltempo forse? O a qualche incidente durante il tragitto?».


«Non sapevo del cuore bruciato – aggiunge Patrizia – l’ho saputo dai giornali. Io so solo che, appena uscito dalla sala operatoria, i medici mi hanno detto che mio figlio non stava bene. E poi la situazione è precipitata giorno dopo giorno».


L’esposto per presunte lesioni è stato presentato dall’avvocato Petruzzi l’11 gennaio scorso, tra settimane dopo l’intervento perché i macchinari avevano provocato a Tommaso un’ emorragia addominale e i genitori volevano vederci chiaro su quanto accaduto in sala operatoria.


«L’esposto è stato fondamentale per ottenere il sequestro della cartella clinica, che io ancora non ho visto», aggiunge l’avvocato.


Dopo l’esposto la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per capire cosa sia successo in sala operatoria. Un secondo fascicolo di indagini è stato aperto dalla procura di Bolzano per far luce su come (e chi) abbia inserito l’organo da trapiantare nelle borsa termica e se sia stato utilizzato il ghiaccio a secco che avrebbe reso il cuore non più inutilizzabile.


Una terza indagine interna è stata invece avviata dalla direzione generale del Monadi, che l’altrieri ha sospeso un cardiochirurgo e il suo assistente e ieri anche la direttrice del reparto di cardiochirurgia e trapiantologia.


L’azienda cerca di capire se e come mai prima dell’intervento non ci si sia resi conto che il cuore era bruciato ed inutilizzabile. Forse per via del ritardo con cui è arrivato mentre Tommaso era già stato preparato per l’intervento?

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