Marco Nonno: le condanne, il riscatto e i saluti romani

NAPOLI – Se Giorgia Meloni avesse un alter ego, uno di questi sarebbe sicuramente Marco Nonno.

Almeno quanto alla sua storia politica, che sembra ricalcare proprio il percorso della premier. Non invece per i problemi giudiziari del passato, che però a quanto pare nel partito sembrano sia stati dimenticati.

Sarà forse anche per quella passione per Mussolini, il fascismo ed il saluto romano di cui Nonno non ha fatto mai mistero (soprattutto sulle sue pagine social).


Napoletano di periferia, 56 anni, diventa segretario del Fronte della Gioventù (l’organizzazione giovanile del Msi) quando di anni ne aveva 15.
Nel 1996 viene eletto per la prima volta nel Consiglio Circoscrizionale di Pianura: sarà il più votato di Alleanza nazionale anche 2001.


Cinque anni dopo approda al Consiglio Comunale di Napoli con 2.500 preferenze, che raddoppierà nella seconda tornata elettorale risultando il consigliere più votato.


Sono gli anni in cui Napoli è invasa dai rifiuti, le discariche sembrano l’unica soluzione possibile all’emergenza e Pianura è indicato come il luogo per realizzare il più grande sversatoio della Campania.


I residenti si ribellano e a capo della protesta non poteva non esserci anche Marco Nonno, che sarà arrestato nel 2008 per devastazione e resistenza alle forze dell’ordine.


Scarcerato e in attesa di giudizio, continua la sua ascesa politica e nel 2020 viene eletto in consiglio regionale che però dovrà abbandonare tre anni più tardi perché arriva la condanna in appello per resistenza a pubblico ufficiale aggravata e l’assoluzione dalla devastazione.


«Ho solo alzato le mani davanti ai carabinieri in segno di pace per non farli accedere a una discarica, sequestrata poi dalla camorra», si giustificherà con il partito e con i suoi elettori.


Frattanto però resta fuori dalla scena politica, ma non dai social. Il 29 luglio del 2019 commemora su Facebook il compleanno di un «grande italiano»: Benito Mussolini, poi posta una foto accanto al suo albero di Natale allestito con le palline con su scritto “X Mas” ed un’altra ancora che lo ritrae con il cappello nazista della Wehrmacht.


Tanta fede e poca goliardia, Marco Nonno resta ai margini per un pò, poi due anni – grazie a Luigi Rispoli, ex presidente della provincia di Napoli e componente della Direzione nazionale di Fdi, si candidata alla segreteria napoletana del partito con una mozione titolata “D come Destra”.


In Fdi lo definiscono un «outsider», ma Marco Nonno stravince ottenendo oltre il 60 per cento delle preferenze e sconfiggendo il candidato sponsorizzato dai vertici del partito, Adriana Meloni compresa (oltre che Edmondo Cirielli), Diego Militerni.

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