NAPOLI – Due medici sospesi e tre inchieste aperte.
La storia è quella del piccolo Tommaso (nome di fantasia) – raccontata dal “Mattino” – un bimbo del Nolano di due anni e tre mesi a cui è stato trapiantato un cuore “bruciato” all’ospedale Monaldi di Napoli.
Ieri la direzione generale dell’azienda ospedaliera ha sospeso «dall’attività trapiantologica due chirurghi in via cautelativa» ed ha avviato un’indagine interna per capire cosa sia avvenuto in sala operatoria ma anche per tutelare i pazienti, l’azienda ed il reparto di trapiantologia.
Intanto dal fronte investigativo, procura di Napoli ha aperto un fascicolo affidato al pm Giuseppe Tittaferrante. Non c’è ancora alcun indagato, ma varie sono le ipotesi di reato al vaglio del magistrato che vanno dall’omissione in atti di ufficio (in quanto non sarebbero state rispettate le regole imposte dalla procedura prevista sia per il trasporto degli organi da trapiantare sia per l’intervento chirurgico) alle lesioni colpose.
Il cuore, trasportato da Bolzano, a fine dicembre, a Napoli non sarebbe stato conservato nella busta termica con del ghiaccio adeguato. Sarebbe dunque arrivato al Monaldi già in uno stato di conservazione alterato di cui i medici si sarebbero dovuti rendere conto.
Ed invece è stato comunque impiantato nel corpicino del piccolo Tommaso, nonostante fosse presumibilmente inutilizzabile.
Infatti l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori di Tommaso, ha nominato un consulente medico di parte – il dottor Luca Scognamiglio – e sta integrando la denuncia presentata l’11 gennaio scorso con nuovi elementi che sarebbero emersi dalle indagini difensive.
L’esposto parte dal momento in cui Tommaso, uscito dalla sala operatoria, è ritornato nel reparto di Terapia intensiva ma le sue condizioni di salute sembravano essere peggiorate.
L’avvocato racconta che i medici avrebbero riferito ai genitori del piccolo che il cuore non pompava bene. Ragion per cui si era ritenuto di dover aiutare Tommaso facendo ricorso alla Ecmo, cioè un macchinario salvavita che supporta le funzioni di cuore e polmoni.
Dopo 50 giorni Tommaso è ancora attaccato a quel macchinario, che per lui ormai è diventato vitale. È tenuto in coma farmacologico, mentre attende nuovamente la disponibilità di un secondo cuore che sia compatibile.
Ecco allora che le domande su cosa sia successo in sala operatoria durante l’intervento chirurgico continuano ad assillare i pensieri dei giovani genitori di Tommaso.
Ma la questione principale è come sia stato possibile non accorgersi che il cuore arrivato da Bolzano era ormai bruciato e quindi inutilizzatibile?
E soprattutto chi ha provveduto a mettere l’organo all’interno della borsa termica? E come lo ha conservato? Ha rispettato le procedure? E, se le procedure sono state rispettate, cosa è successo durante il viaggio oppure all’interno dello stesso Monaldi?
Tutte domande che attendono risposta mentre si prega per Tommaso.
