SALERNO – Quando la mamma di Cristina Pagliarulo prende la parola tutti restano in silenzio, anche perché nessuno si aspettava la sua presenza alla conferenza del futuro Campo largo che a Salerno si sta organizzando per le prossime elezioni amministrative.
Invece Giovanna D’Angelo era lì, in piedi tra il pubblico, vestita di nero, in silenzio, con la borsa a tracolla e gli occhi rigonfi di lacrime. E quando si è cominciato a parlare di sanità, ha tirato fuori una voce esile ma ferma per ricordare la tragica morte di sua figlia, Cristina Pagliarulo e per ricordare che non troverà pace fino a che non sarà fatta giustizia sulla morte di sua figlia.
«Al Ruggi si muore è questa l’unica certezza», dice catturando l’attenzione del pubblico e dei relatori.
«C’è una situazione indecente, terribile – continua a dire con il fiato spezzato -. Mia figlia poteva essere salvata, ma il sistema di clientelismo creato in quell’ospedale da anni l’ha fatta morire. Non si può morire di malasanità e di questo dovranno rispondere tutti i medici ed i vertici dell’ospedale».
La pacatezza di Giovanna è il frutto di un dolore che si porta dietro da quasi un anno, che è stato però in grado di conferirle una compostezza tale da non vacillare neanche di fronte alle urla dell’ex governatore Vincenzo De Luca a cui la donna chiese spiegazioni su cosa stesse facendo la Regione per accertare cosa successe al Ruggi il giorno in cui sua figlia morì dopo 48 ore di agonia tra dolori lancinanti e ritardi nelle cure.
Ha usato un tono pacato anche ieri, quando lontano dai riflettori dei media, ha ricordato quei giorni e le rassicurazioni che ebbe dall’allora manager Ciro Verdoliva quando arrivò alla direzione dell’azienda ospedaliera salernitana.
«Verdoliva – dice – mi promise certezze e vicinanza. Io non ho avuto niente di tutto ciò. Anzi – aggiunge – l’azienda sta facendo ancora ostruzionismo alla ricerca della verità».
Giovanna si riferisce all’opposizione fatta dai vertici del Ruggi alle perizie mediche, disposte dalla procura di Salerno, che hanno messo nero su bianco che, se fosse stata operata in tempo, Cristina non sarebbe morta.
« La morte (di Cristina; ndr) era prevedibile e prevenibile», si legge nel referto medico che definisce la condotta dei medici «chiaramente colposa» poiché «il ritardo nel trattamento è stato tale da superare il margine di errore accettabile».
Parole che Giovanna non dimenticherà mai e che rappresentano ora il fondamento della sua battaglia di verità
«Io non capisco di avvocati – conclude – sono una persona semplice a cui però l’ospedale di Salerno ha dato un dolore troppo forte».

