SALERNO – Fino a 50 anni fa, i contadini della Costiera avevano escogitato un sistema per fermare le frane ed evitare lo smottamento verso il mare: costruivano dei terrazzamenti in pietra calcarea per creare poi dei muretti a secco che fungevano da barriera ad un eventuale (neanche tanto) movimento franoso.
Uno di questi contadini era il nonno di Pierluigi Califano, che vive in una piccola frazione di Amalfi che si chiama Vettica e che, per quanto oggi sia un ingegnere, non ha dimenticato i metodi usati un tempo dai residenti della Costiera.
Ingegnere, piò spiegare meglio come si faceva un tempo ad arginare le frane?
«All’epoca quando c’era un crollo, i contadini utilizzavano le pietre crollate che chiamavano cocci, le assemblavano e le rimettevano ai bordi del terreno crollato di modo che alla prossima frana avrebbero bloccato lo scivolamento ulteriore del terreno».
Realizzano la cosiddetta macera?
«Esattamente e le pietre vengono chiamate cocci perché per realizzare la macera bisogna seguire una tecnica particolare».
Cioè?
«Prima si realizza un basamento con una pietra più grande, che chiamavano “mezzacane”, con una inclinazione in contropendenza che diminuiva man mano che si saliva verso l’alto. Prima però scavavano dietro il terreno crollato e creavano un sistema di drenaggio con le pietre più piccole, che consentiva all’acqua di fluire meglio»
Avevano già creato però dei terrazzamenti?
«Sì, ed ogni terrazzamento era coltivato, quindi veniva spesso irrigato ed il terreno era molto permeabile».
Oggi invece che succede?
«Di contadini ne sono rimasti solo sei. I terrazzamenti non sono più coltivati, quindi i terreni abbandonati diventano duri e impermeabili. E ciò impedisce l’assorbimento dell’acqua, che poi rompe la rocchia e crea lo smottamento».
Quando piove tanto e forte. Ma le piogge ci sono sempre state.
«Prima però, quando pioveva e la parte bassa della macera si gonfiava perché assorbiva l’acqua, i contadini la rimuovevano e poi la rimettevano esattamente dov’era. Questo intervento era conosciuto con il nome di “cuci e scuci”.
Quindi se non fosse stato per la macera, la frana di ieri sarebbe arrivata a mare?
«Sì. La macera è un ecosistema perfetto, perché utilizza la pietra caduta ed ha un effetto drenante perché azzera la pressione dell’acqua: una tecnica avanzatissima che però si è persa».
Questa tecnica non potrebbe essere utilizzata anche dal Genio Civile?
«No, perché per legge il muro di pietrame a secco non è autorizzabile in quanto non rientra negli standard di sicurezza verificabili».
E cosa prevede la legge?
«Il cemento armato. In Costiera però abbiamo fatto una battaglia ed ottenuto la deroga ed il permesso di utilizzare i muri di pietra a secco solo per le abitazioni private che non si affacciano sulle strade pubbliche. Ed è stata comunque una grande vittoria».

