NAPOLI – Vuoi per la sua indole da show man – il berretto rosso alla Trump in campagna elettorale la dice lunga – vuoi il suo essere avvezzo a stare spesso al centro della scena (nel bene e nel male, giornalista e ministro inciampato nel caso Maria Rosaria Boccia), se non fosse per Gennaro Sangiuliano sembra quasi che la nuova Regione guidata da Roberto Fico non dovrebbe trovare troppi intoppi da parte dell’oppozione nei prossimi cinque anni di governo.
L’ex ministro alla Cultura ha già presentato un’interrogazione al governatore per chiedere numi su Stefano Graziano (Pd) e sulla nomina di consigliere dell’ex presidente che ebbe proprio da Vincenzo De Luca.
«Chiediamo di conoscere – scrive il capogruppo di Fratelli d’Italia – se l’incarico conferito a Graziano fu a titolo oneroso, a quanto ammontò l’eventuale compenso, con quali modalità si esplicarono le sue mansioni, se lo stesso deteneva una stanza o una postazione di lavoro, nel caso dove, se era tenuto ad osservare presenze, se ha prodotto relazioni o documenti sul suo lavoro di consigliere», annunciando anche di chiedere l’accesso agli atti.
Ma chi è Stefano Graziano?
Ingegnere casertano (di Aversa precisamente), ma «che vive da sempre di politica» come lo descrisse non molti anni fa l’ex governatore che aveva trovato proprio in Graziano l’uomo della “pace” con Enrico Letta e il biglietto di ingresso nelle liste bloccate del Pd nel 2017 per Piero De Luca.
Se Letta a Graziano aveva assegnato nel 2013 l’incarico di consigliere per l’attuazione del programma di governo, due anni dopo De Luca senior gli affiderà la la presidenza della commissione Sanità. Grazie anche ai quasi 15mila voti ottenuti alle regionali del 2015. Ma quando cinque anni dopo non viene rieletto, il governatore lo nomina suo consigliere, facendolo rientrare a Palazzo Santa Lucia, salvo poi prendere le distanze l’uno dall’altro nella competizione Schlein-Bonaccini alla segreteria dem nazionale.
Ecco, se non fosse per Sangiuliano, sembra che anche con Fico si possa ripetere lo stesso scenario visto con De Luca, con un’opposizione quasi adagiata alle posizioni e decisioni della maggioranza.
Ieri, infatti, dopo tanti contrasti interni ai singoli partiti, l’acclamazione dei presidenti (e dei componenti) delle otto commissioni regionali permanenti è avvenuta per acclamazione, esattamente come aveva auspicato il presidente del consiglio regionale Massimilano Manfredi.
Ieri è stato dunque il giorno dei complimenti e dei ringraziamenti che i nuovi presidenti hanno scambiato con i colleghi di maggioranza ma anche di opposizione.
E ieri è stato anche il giorno delle foto pubblicate sulle rispettive pagine Facebook in cui si vedono consiglieri di minoranza a cui sono andati anche gli incarichi di segretari insieme a “pezzi grossi” della maggioranza. Come il forzista Roberto Celano eletto segretario della commissione Bilancio presieduta da Corrado Matera, nome inamovibile per l’area dem dei deluchiani.
O Palmira Fele (FdI) segretaria della tanto contesa commissione Trasporti, tanto cara a Vincenzo De Luca, il cui presidente Luca Cascone (A Testa Alta) ha già garantito che lavorerà nel segno della continuità.
O ancora come Mimì Minella, che trasfugo dalla Lega a Forza Italia, è stato subito ricompensato con l’incarico di segretario della commissione Politiche Sociali.
Eppure c’è un partito di maggioranza che può fare la differenza – e forse l’opposizione – che è rimasto fuori dalle spartizioni delle commissioni e di certo non ha gradito l’esclusioni. Si tratta di Alleanza Verdi e Sinistra che certamente non resterà a guardare e, per vendicare il suo ruolo, sicuramente non le basterà una semplice interrogazione.

