Difese d’ufficio, Roma indaga sulla piattaforma

SALERNO – Se a Salerno la procura sta indagando sulle presunte irregolarità relative all’assegnazione delle difese d’ufficio, a Roma si cerca di far luce su un’eventuale manomissione della piattaforma digitale che dovrebbe assegnare gli incarichi secondo un calcolo algoritmico.


La piattaforma digitale, utilizzata (a pagamento) e gestita dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Salerno, è la Tinexta Visura spa, controllata dalla società romana Lextel che, a sua volta, fa parte del gruppo Tinexta che vanta oltre 3.000 dipendenti e conta 12 sedi tra Europa ed America Latina.


Da un paio di mesi è in atto uno scambio di carte e documenti tra la procura di Salerno e quella capitolina proprio per far luce su quanto denunciato nell’esposto inoltrato agli inquirenti salernitani.


Qualora ci sia stata davvero una “manina esperta” a condizionare l’algoritmo che assegna casualmente gli incarichi del gratuito patrocinio, potranno stabilirlo solo le indagini romane, volte a capire chi ha l’accesso alla piattaforma digitale, chi la gestisce e se – e in quale modo – sarebbe possibile condizionarne i criteri di assegnazione.


Intanto, dall’esposto depositato negli uffici della procura salernita, emergono altri particolari su presunte irregolarità.
Sembra infatti che la comunicazione dell’assegnazione degli incarichi di gratuito patrocinio siano provenuti direttamente dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Salerno e non invece dal portale gestito dall’azienda informatica romana.


Oltretutto mancherebbe anche l’elenco (previsto per legge) degli avvocati che dovrebbero sostituire i legali d’ufficio qualora questi siano impegnati già in altre difese e, dunque, impossibilitati a presenziare alle nuove udienze.


I sospetti denunciati nell’esposto si concentrebbero sulle liste predisposte dal Coa (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati), in base al calcolo algoritmico effettuato dalla piattaforma, che incrocerebbe automaticamente le udienze da coprire con il gratuito patrocinio al nome del difensore d’ufficio designato.

Secondo quanto riportato nella denuncia nelle liste mancherebbero alcune udienze, in compenso però ci sarebbe la designazione dei legali. In altri casi, invece, sarebbero stati omessi alcuni turni di udienza presso organi giudiziari specifici.


Tutto ciò avrebbe come conseguenza l’erogazione di denaro pubblico per udienze mai svolte, considerando che per una difesa d’ufficio (a seconda dei vari gradi di giudizio e del numero di udienze) il compenso può superare i duemila euro

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