NAPOLI – L’anno scorso aveva deciso di disertare la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario per protestare contro le parole del ministro Nordio, che aveva già annunciato la riforma, e anche contro l’Associazione nazionale magistrati responsabile di aver tenuto una «protesta timida» già nei confronti della riforma Cartabia.
Ieri, al contrario, con l’avvicinarsi della consultazione referendaria, Nicola Gratteri ha deciso di partecipare alla cerimonia e ha deciso di parlare. Ma sempre in segno di protesta.
«A me pare un termine inappropriato. Il ministro Nordio è una persona colta, conosce molto bene la lingua italiana, ma questa volta ha usato un termine inappropriato», ha detto il procuratore capo di Napoli a margine della cerimonia rifendosi al termine «blasfemo» utilizzato dal Guardasigilli per apostrofare coloro che sostengono che la riforma tende a minare il principio di indipendenza ed autonomia delle toghe.
La sua protesta dunque è parlare e ribadire il suo NO alla riforma sia in occasione degli incontri ufficiali sia in tivvù dove non disdegna un invito.
E così Gratteri lo ha ripetuto anche ieri di fronte al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, con cui si è stretto la mano in modo garbato ed istituzionale prima di aprire il fuoco «nemico».
Tanto da costringere Mantovano prima ad ironizzare sullo scontro tra politica e magistratura. «La Sacra Scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo né il giorno né l’ora – dice sardonico – dunque, non vi è alcuna certezza che il 24 di marzo dell’Anno Domini 2026 non si scateni l’Apocalisse. Quello di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare, non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia». E poi a rientrare nei ranghi istituzionali e garantire che «nella lista per il sorteggio dei membri dei Csm si dovrà tenere conto delle opposizioni. Basterà immaginare una maggioranza qualificata così come è stato finora».
Nonostante l’ironia ed i tentativi di riportare il confronto ad un livello democratico – «senza demonizzare – dice il sottosegretario – e paventare una seconda Minneapolis» – la posizione dura e tenace della magistratura non si smuove neanche di fronte ad una battuta di spirito. Ci pensa il procuratore generale Aldo Policastro a rincarare la dose per far capire al Governo che la magistratura è compatta sul NO e sulle ragioni a sostegno della propria tesi.
«Assistiamo, con grande preoccupazione, a martellanti campagne denigratorie contro i magistrati che si trasformano velocemente in campagne d’odio – ha replicato -. La discussione diventa aggressione, la divergenza diventa delegittimazione; i social amplificano e deformano. Con amarezza abbiamo dovuto registrare, proprio qui a Napoli, inaccettabili aggressioni verbali e addirittura fisiche a magistrati. Vorrei che fosse chiaro a tutti che il magistrato non risponde nè alla piazza nè al potente di turno ma sempre e soltanto alla legge».

