Sarno contro il pg Elia Taddeo. Sordi: «Discorso istituzionale»

SALERNO – Non c’è cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario senza una polemica.
Stavolta però l’approssimarsi della campagna referendaria sulla riforma della Giustizia l’ha fatta da protagonista e, per la prima volta, a Salerno, è toccato al presidente della Corte d’Appello Paolo Sordi intervenire quasi a muso duro in uno scontro consumatosi a distanza tra il presidente della Camera penale, Michele Sarno, e i magistrati che hanno preceduto il suo intervento.


Lo spunto è il limite dei cinque minuti per ogni intervento dettato dalla rappresentante del Csm, Maria Vittoria Marchianò seduta in prima fila. «Vorrei ricordare – incalza – che anche agli ospiti vanni garantiti gli stessi diritti dei padroni di casa». Tradotto: se prima di lui il procuratore generale Elia Taddeo ha parlato dodici minuti e la rappresentante dell’Anm Katia Cardillo cinque miniti, a lui in qualità di avvocato ne spetterebbero 17 di minuti. Anche perché si sente in dovere, dice, di replicare al pg che è stato «critico nei confronti del Governo».


È a questo punto che prende la parola il presidente Sordi per ricordare che quello del pg è stato in intervento «istituzionale» in quanto rappresentante della Corte d’Appello.
«Doveva fare un intervento istituzionale e non politico», replica Sarno che dichiara anche di sentirsi risentito per essere stato interrotto.
Alla fine, incassata la garanzia che Sordi non lo interromperà qualora avesse sforato il tempo limite, ecco che Sarno accusa i magistrati di essere «ostaggio di quelle logiche correntizie se dite che le correnti sono una risorsa. Palamara (l’ex presidente dell’Anm espulso dalla magistratra dopo un’inchiesta su nomine e correnti; ndr) lo ha dimostrato: se non andate scalzi a Roma non fate carriere» e lancia una provocazione: «scambiamoci i ruoli così forse ci comprenderemo meglio»


Prima del penalista era stata la pm Cardillo a ribadire che le correnti sono una risorsa per la magistratura e che «la riforma non risolverà i veri problemi della giustizia» E che sarebbe necessario una riforma sulle Rems «invece di una riforma che mina il principio di indipendenza ed autonomia della magistratura e che smembra il Csm».


Prima ancora della Cardillo, era toccato alla senatrice 5Stelle, Anna Bilotti, a sottolineare che «il periodo che stiamo vivendo resterà come esempio di come la politica non dovrebbe mai intervenire in tema di giustizia».
In origine, tuttavia, era stato proprio il pg Taddeo ad evidenziare che il sorteggio dei componenti del Csm «cancellerà l’autogoverno perché i magistrati non saranno più eletti ma nominati», lanciando anche dubbi sulle «logiche retrostanti alla discrezionalità con cui il futuro Csm prenderà le proprie decisioni (su provvedimenti disciplinari, nomine e trasferimenti; ndr)».


Ristabilita la calma, la cerimonia è andata avanti come da copione con gli avvocati che hanno evidenziato le criticità della professione e il personale amministrativo che soffre ancora la carenza organica.

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