Nodo commissioni, salta pure l’accordo sui numeri

Doveva essere una questione di ore – aveva detto Massimiliano Manfredi il 21 gennaio – ed invece sono trascorsi quasi dieci giorni e l’accordo sulla spartizione delle commissioni regionali tra i partiti di maggioranza non solo non c’è ancora, ma sembra sia saltato anche l’intesa sulla ripartizione numerica.
In realtà non sembra. L’intesa è veramente saltata.
Avs scalpita per avere una presidenza. Il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è l’unico partito di maggioranza ad essere rimasto fuori dalla partita delle commissioni. Lo è stato dall’inizio, quando – nel puzzle del primo accordo – gli era stato proposto la casella del questore alle Finanze. E sembrava che si fosse chiuso il cerchio almeno sui numeri. Invece no. Avs non ci sta ad essere trattato come l’ultima ruota del carro e sta premendo per avere lo stesso trattamento riservato agli altri partiti.
Intestarsi cioè una commissione. Ma questo significherebbe che a cederne una dovrebbe essere il Pd oppure il Movimento 5Stelle, dal momento che i dem (quale primo partito in consiglio) ne avrebbero dovute avere tre mentre i 5Stelle due. Perché Casa Riformista (che ha creato un unico gruppo con i mastelliani di Noi Centro Noi Sud) e le civiche A Testa Alta e Fico Presidente ne avrebbero presa una a testa.
O, almeno questo era il punto su cui si era trovato l’accordo numerico. Restava infatti da sciogliere solo il nodo sulle materie da assegnare con il Pd che non mollava sulla richiesta delle tre commissioni di prima fascia. E cioè Bilancio, Sanità e una a scelta tra Attività Produttive ed Ambiente.
«Non è una questione di piazzare una bandierina su una commissione – spiega il segretario regionale Avs, Tonino Scala (nella foto) – ma è una questione di principio e di agibilità politica. Non si fa prima un calcolo e poi si gioca ad asso piglia tutto. Se anche qualcuno volesse applicare il classico Manuale Cencelli, è giusto ricordare l’importanza di tenere dentro tutte le forze politiche di maggioranza».
Se dunque Avs ha puntato i piedi a terra, non hanno fatto diversamente i dem e i 5Stelle che, a quanto pare, non vogliono mollare e premono per il rispetto dell’accordo originario.
Anzi, se c’è un partito di coalizione che va allo scontro, allora anche gli altri si dichiarano pronti a farlo. Ed in prima linea in questa battaglia di postazione si schiera il Pd che, a quanto pare, è tornato ad alzare la posta sulle tre commissioni di prima fascia. Complicando maggiormente la situazione e rendendo ancora più difficile la soluzione del rebus.
Sembra infatti che, ieri mattina, il segretario regionale dem Piero De Luca abbia cercato di trovare una quadra. È stato perennemente in contatto telefonico con i suoi per capire come muoversi e quanto spingersi. Ma, fino a ieri sera, sembra che nessuno sia riuscito a trovare una mediazione.
L’unico tassello certo nella composizione delle commissioni è che il capogruppo della lista di riferimento del governatore abbia declinato l’invito a presiedere una commissione.
Si tratta di Nino Simeone, che già nell’ultimo consiglio regionale, aveva sottolineato la difficoltà di dialogo con i partiti di maggioranza.
«Per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso la maggioranza che governa la Regione – ha detto – dichiaro la mia indisponibilità a ricoprire tale incarico, anche qualora si determinassero le condizioni politiche per il suo conferimento. La mia priorità resta il mandato che mi è stato affidato dai cittadini. Sono un Consigliere regionale eletto a Napoli e sento forte il dovere di rappresentare fino in fondo la città, le sue periferie e quelle aree fragili che troppo spesso pagano il prezzo più alto delle disuguaglianze istituzionali».

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