«Pulizia delle liste d’attesa» Ecco il metodo Campania

NAPOLI – Lo sforzo è da apprezzare ma i risultati non sono quelli sperati. E neanche i metodi utilizzati dalla Regione Campania a guida De Luca per tentare di smaltire le liste d’attesa hanno convinto i magistrati della Corte dei Conti. Che, nella consueta relazione inviata al Parlamento sulla spesa sanitaria in Italia (al di sotto della media europea), da un lato sottolinea « i numerosi sforzi messi in campo dalla Regione per il governo del fenomeno, con interventi sinergici messi in atto su più fronti» dall’altro invece rileva che i risultati relativi allo smaltimento delle liste d’attesa (cumulatesi durante il bienno 2020-2021 a causa del Covid) «sia riconducibile, in molti casi, ad un’accurata attività di “pulizia delle liste d’attesa” che ha consentito l’abbattimento delle richieste di prestazioni non più necessarie, più che a un’effettiva erogazione delle prestazioni».
Cioè, dicono i magistrati contabili, lo scorrimento delle liste è avvenuto non perché sono state effettuate le visite o le analisi richieste dai cittadini tramite il Cup (Centro unico di prenotazione), ma solo perché quando – dopo mesi – è arrivato il giorno fissato per la prestazione richiesta, il cittadino ne ha avuto più bisogno. Perché?
Perché, come ha rilevato Report più di un mese fa, gli utenti che avevano prenotato una visita non erano stati messi al corrente della data effettiva della propria prenotazione, venendo così rinviati ad una data più lontana?
Oppure perché – vista la lungaggine dei tempi e probabilmente l’urgenza di essere visitati – i cittadini sono stati obbligati a rivolgersi ad un privato?
La Corte dei Conti non lo dice. I magistrati contabili rilevano che in Italia la spesa privata ha subito una lieve contrazione (pari al 4,5 per cento, anche se si parla comunque di oltre 40 miliardi spesi) ma, allo stesso tempo, registra che resta comunque elevata per visite ed esami specialistici ma anche per prodotti farmaceutici e presidi medici.
Passando dalla spesa privata a quella pubblica e tornando in Campania, la Corte dei Conti dice anche che la spesa pro capite mensile a carico del cittadino per la farmaceutica convenzionata è più alta rispetto alla media nazionale: 16,3 euro in Campania contro i 13,8 euro della media nazionale.
Ma i campani spendono anche di più per quanto riguarda i ticket: 3.3 euro pro capite contro i 2,1 della media nazionale. Ciò significa che in Campania – nonostante l’età anagrafica media sia più bassa e quindi più giovane rispetto al resto d’Italia – vengono venduti molti più farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale.
Ultimo capitolo della relazione sul raggiungimento dei Lea. I Livelli essenziali di assistenza, nel 2023, hanno superato (anche se non di molto) la soglia minima nell’area distrettuale e in quella di prevenzione e ospedaliera. Nonostante ciò però la Campania è ancora in piano di rientro. Il Tar ha difatti bocciato il diniego del ministero della Salute sull’uscita della regione dal piano di rientro, ma il ministero si è appellato al Consiglio di Stato.
Ed è questa una delle prime sfide annunciate dal neo governatore Roberto Fico.

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