«Voterò Sì perché va invertita l’ingerenza delle correnti»

Voterà Sì o No?
«Ci sto pensando perché si tratta di una decisione da prendere con scienza e con coscienza. Fosse solo per il fatto che le motivazioni di entrambe le parti mi sembrano tutte valide, anche se non mi piace questo clima da tifoseria».
Catello Maresca, ex pm antimafia a cui si deve l’arresto del boss Michele Zagaria, con una breve parentesi politica quando nel 2021 si candidò sindaco di Napoli con il centrodestra prima di ritornare alla sua funzione di magistrato alla Corte d’Appello di Campobasso e di Lecce, osserva e segue tutto il dibattito sul referendum della giustizia.
Un clima da tifoseria politica, condivide il paragone?
«Sì, perché le argomentazioni addotte da entrambe le parti mi sembrano su certi punti esagerate e anche un po’ forzate».
Dov’è la forzatura tra i sostenitori del NO?
«Quando dicono che il pm sarà assoggettato alla politica. Ho letto di alcuni manifesti apparsi in alcune stazioni italiane con tanto di slogan che invita a votare No se non si vuole il magistrato che dipende dalla politica. Non mi sembra che il dato normativo sia proprio così».
E in quelli del Sì?
«Mi sembra una forzatura anche sostenere che con questo referendum si possano risolvere i problemi della giustizia e offrire ai cittadini una giustizia diversa. Sono altre le cose da fare per una giustizia diversa».
Insisto, voterà Sì o NO?
«Mi sto determinando per il SI perché credo che questa modifica sia legata alla necessità di invertire la tendenza sull’ingerenza delle correnti in magistratura, acclarato dal caso Palamara in poi. Non mi sembra che il sorteggio sia un’idea sbagliata e non credo neppure che, come dice qualcuno, possa ridurre la qualità dei colleghi. Però cerco ancora di approfondire le ragioni di entrambi gli schieramenti».
Gli schieramenti, appunto. In politica sono chiari: centrosinistra per il NO e centrodestra per il SI. Ma anche le correnti dell’Anm di Magistratura democratica e Unicost si sono schierate con il NO. Magistratura Indipendente, più vicina al centrodestra, cosa farà. Perché non si espone?
«Bisognerebbe chiederlo a loro».
Lei a quale corrente è iscritto?
«A nessuna. E da un po’ di tempo non sono iscritto nemmeno all’Anm. Ritengo che le correnti non siano un bene della magistratura. Credo nell’onorabilità dei colleghi e non ho condiviso che la magistratura associata sia scesa nell’agone politico. Mi spiace che ci siano correnti politiche in magistratura e che si schierino. Credo che l’atteggiamento della magistratura debba essere quello di terzietà, come dice la Costituzione».
Perché è facile trovare un magistrato che si esponga per il NO, mentre è così difficile trovarne uno che ammette di votare SI?
«Perché il riserbo è l’atteggiamento che dovrebbe caratterizzare la nostra categoria. E’ giusto che ognuno di noi magistrati si autodetermini, ma non c’è bisogno di urlare la propria idea. Ecco perché capisco chi tra i colleghi non vuole esporsi: lo fa o per riserbo o perché non ha ancora le idee chiare».
Di recente Luigi Bobbio ha parlato di magistrati costretti al silenzio sul SI. Sa qualcosa?
«Non so nulla. Io non solo abituato a certe cose e non ho ricevuto nessuna sollecitazione a non espormi. Se è così, vada a denunciare».
Secondo lei vincerà il Sì o il NO?
«Credo che vincerà il Sì».
Perché?
«Perché seguo i sondaggi e perché credo che le ragioni del Sì siano più solide».

Torna in alto