Hotel a cinque stelle, cene pagate con la carta di credito dell’ente e voli in business class. Ma anche parrucchiere, macelleria e palestra. C’è tutto questo nel decreto di perquisizione e sequestro eseguito ieri mattina dalla guardia di finanza di Roma nella sede degli uffici del Garante per la privacy di tabulati, cellulari, computer e documentazione sui rimborsi e sulle spese.
Il presidente Pasquale Stanzione (nella foto), Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza sono ufficialmente indagati per peculato, uso privato di beni pubblici e corruzione.
Dal 2021 al 2024, le spese per organi e incarichi istituzionali sarebbero cresciuti da 851mila a 1 milione e 247mila euro, mentre i costi di rappresentanza aumentati da 20mila euro nel 2021 a 400mila nel 2024. Idem l’innalzamento del tetto mensile, da 3.500 a 5.000 euro, deciso dal Collegio nel 2020. Secondo la procura di Roma «avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio del mandato».
Stanzione avrebbe chiesto rimborsi per 6mila euro di pasti pronti in macelleria. La Ferroni si sarebbe fatta rimborsare anche il parrucchiere oltre a cene e pernottamenti in hotel di lusso, mentre Ghiglia avrebbe usato l’auto dell’ente per incontrare Arianna Meloni il giorno prima della sanzione comminata a Report, che stava già indagando sulle spese del Garante.
L’accusa di corruzione si basa su presunti ritardi nell’emissione di provvedimenti o sanzioni più leggere.
«Sono tranquillo»: questa l’unica, laconica. dichiarazione rilasciata da Stanzione a commento dell’inchiesta che ha investito l’ufficio del garante della privacy.

