SALERNO – Restare fermi in auto tra due tir di svariate tonnellate ciascuno, mentre si percorre la salita e semmai si è anche in curva, l’unico pensiero che passa per la testa è che la situazione si sbocchi e che ci si rimetta in marcia il più presto possibile.
Ma i tempi di percorrenza del Viadotto Gatto, il gigante che sovrasta il porto di Salerno e punta in alto verso la fine del cantiere di Porta Ovest, sono imprevedibili.
L’ansia comincia a salire già prima di raggiungere la rotatoria di via Ligea. Restringimento di carreggiata sulla destra (per chi viene dal centro) perché il primo cantiere che si incontra è dell’Enel deve realizzare la centralina di elettrificazione del porto che si estende sul lato opposto della carreggiata con in suoi container di lamiera colorata.
I fori delle due gallerie che collegano via Ligea alla Cernicchiara sono quasi nascoste dalla montagna di detriti che lambisce i piloni del Viadotto. Due operai percorrono il cantiere avanti e indietro con la flemma di chi sta facendo una passeggiata rilassante senza badare alla puzza che arriva dal porto e dal quel cumulo di materiale scuro (tipo catrame) che sembra possa crollare da un momento all’altro.
Ma ormai la rotatoria è bella che attraversata. La salita lungo il Viadotto è cominciata e anche il traffico dei tir e delle auto in coda. Ci vogliono almeno ventiminuti per raggiungere via Frà Generoso e tanta pazienza per superare l’imbuto della vecchia uscita autostradale.
Ma ecco finalmente Villa Poseidon e di fronte il cantiere dove un giorno ci sarà l’uscita di emergenza delle gallerie. Si riesce pefino ad entrare dentro con l’auto e scattare qualche foto. Ed eccolo lì il foro scavato nella roccia: c’è un tubo enorme che sbuca all’esterno e che sarà sicuramente eliminato quando lungo la strada sarà realizzata la rotatoria che lambisce Villa Poseidon.
Il tempo corre e ne è stato perso già abbastanza per via del traffico. Pochi metri e si intravede la fine. Cioè l’inizio o forse un mezzo inizio: i due fori delle gallerie che partono da via Ligea.
Il new jersey che delimita l’area di cantiere è troppo alto per vedere cosa c’è nei tunnel e per fortuna (o no) il cantiere è chiuso. Bisogna lavorare di immaginazione anche per vedere le future rotatorie previste di fronte ai tunnel, al lato dell’imbocco di via Principessa Sichelgaita. Lì c’è un bel dirupo talmente ricco di vegetazione che non si riesce a vederne il fondo.
Però si percepisce un piccolo fruscio: non sarà mica un torrente? Ebbene sì. Sotto c’è vita. Sopra solo traffico e nessun operaio.
