Il marchio lo si trova sui tombini fognari di quasi tutte le città italiane. Da Milano a Palermo, da Venezia a Napoli e, in primis, a Salerno, dove tutto è nato già nella seconda metà del XIX secolo. Dapprima a Baronissi come attività artigianale, per poi trasferirsi nei primi del Novecento a Salerno presso la stazione ferroviaria e poi nel 1961, a Fratte.
All’epoca, però in quella zona non c’erano gli insediamenti urbani che ci sono ora e le emissioni di fumo provenienti dall’altoforno delle Fonderie Pisano – che frattanto erano diventate una vera e propria realtà industriale sotto forma di società per azioni – non erano un problema ma una fonte di guadagno per operai ed imprenditori.
Da quando però il diritto all’ambiente è stato riconosciuto giuridicamente propedeutico a quello della salute e la puzza arriva fino alla costa e sono iniziate le denunce dei residenti per i rischi per la propria salute, le Fonderie Pisano sono diventate un problema.
E la loro delocalizzazione è diventata l’obiettivo principale delle associazioni ambientaliste. Prime fra tutte il comitato Salute e Vita, che è riuscito a trascinare in Tribunale i proprietari dell’opificio per reati ambientali legati alle emissioni di fumi nocivi ed è arrivato ad ottenere anche il sequestro temporaneo della fabbrica e la promessa di un trasferimento di sede.
Eppure, le Fonderie stanno ancora lì dove sono sempre state perché nessuno le vuole.
Non le ha volute il Comune di Buccino, quando si è paventata anni fa l’ipotesi di una delocalizzazione nel Vallo di Diano.
E adesso non le vuole neppure un piccolo comune dell’Irpinia che si chiama Luogosano, dove si concentrano le maggiori aziende vinicole di Fiano, Falanghia, Greco di Tufo e Taurasi. Ma che ha la sfortuna di trovarsi ai confini della zona industriale di San Mango sul Calore, dove l’ex acciaieria Ancelor-Mittal ha chiuso da tempo ed i lavoratori sono in cassa integrazione.
Pisano infatti vorrebbe rilevare la vecchia fabbrica e risolvere due problemi in una mossa sola: la delocalizzazione e l’ampliamento della sua attività.
L’annuncio è stato dato dal consigliere regionale Pd Maurizio Petracca a fine novembre scorso. Ma la notizia non è stata accolta bene dai titolari delle aziende vinicole ed agricole che si trovano nella Media Valle del Calore, che hanno già minacciato azioni di protesta.
Del resto, la storia recente delle Fonderie Pisano non gioca certo a suo favore: ad ottobre scorso la Regione Campania ha diffidato l’azienda per la mancata applicazione delle migliori tecnologie disponibili a ridurre l’impatto ambientale e per irregolarità nella gestione dei rifiuti, mentre nel maggio precedente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia al risarcimento di 151 cittadini di Baronissi, Pellezzano e Salerno per l’inquinamento causato dall’azienda denunciato da venti anni e provato da uno studio SPES, da cui è emersa la presenza di livelli di metalli pesanti nel sangue dei residenti fino a cinque volte superiori rispetto alla Terra dei Fuochi.
Ecco perchè tra una settimana, ci sarà un incontro alla Prefettura di Avellino per trovare una quadra tra diritto al lavoro degli ex operai Ancelor-Mittal e il diritto alla salute e alla qualità dei prodotti agricoli (e vinicoli) di cittadini ed imprenditori.
Mentre il giorno prima, a Salerno si riunirà la conferenza dei servizi, convocata dal presidente della commissione ambiente del Comune, per valutare concretamente la delocalizzazione dell’attività e la salvaguardia dei posti di lavoro.

