Omicidio Vassallo, la Cassazione smonta gli indizi di colpevolezza

Se la decisione della Cassazione fosse confermata dal Riesame, il processo a carico del colonnello Fabio Cagnazzo, dell’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e dell’imprenditore dei cinema, Giuseppe Cipriano sull’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, finirebbe già prima di cominciare.
Chi mastica un po’ di diritto e ha dimestichezza con i procedimenti penali, sa benissimo che se il massimo organo della giustizia, la Corte di Cassazione, ritiene che non ci siano «gravi indizi di colpevolezza», la possibilità di una eventuale sentenza di assoluzione è dietro l’angolo.
Esprimono soddisfazione, allora, i difensori di Cagnazzo, Ilaria Criscuolo ed Agostino De Caro, che «continueranno a lavorare come hanno sempre fatto per dimostrare definitivamente la totale estraneità del proprio assistito a tutte le accuse che gli vengono mosse, auspicando questo secondo intervento della Corte di Cassazione possa rappresentare un concreto e decisivo passo avanti nell’accertamento della verità».
L’altrieri sera la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Salerno scarcerava sì gli imputati, ma per motivi legati alla mancanza di esigenze cautelari. Cioè avevano stabilito i giudici della Libertà che non ci fosse pericolo che i tre principali indagati potessero fuggire, inquinare le prove o reiterare il reato.
La Cassazione, invece, è andata oltre e, come avevano chiesto i difensori di Cagnazzo che avevano fatto ricorso anche al provvedimento di scarcerazione, ha statuito nel suo dispositivo che – «destrutturando il provvedimento sotto il profilo della sussistenza della gravità indiziaria» – annulla l’ordinanza del Riesame di Salerno e rinvia la questione allo stesso tribunale delle Libertà ma «in diversa composizione». Cioè a giudicare sull’esistenza o meno dei gravi indizi di colpevolezza dovranno essere altri giudici.
I motivi per cui la Suprema Corte è giunta a questa decisione saranno spiegati nei dettagli entro i prossimi trenta giorni. Intanto la decisione della Cassazione potrebbe influenzare – e non di poco – l’evolversi di un processo dibattimentale che non è ancora cominciato.
Una settimana fa si è tenuta la quarta udienza preliminare e a metà gennaio è fissata quella conclusiva, in cui il gup Giuseppe Rossi dovrà decidere se rinviare o meno a giudizio i tre imputati principali, oltre al quarto, Giovanni Cafiero, che però risponde solo di favoreggiamento nel presunto traffico di droga scoperto da Vassallo e che – per la procura – sarebbe il movente dell’omicidio.
La posizione dell’ex pentito Romolo Ridosso, invece, è stata stralciata per un giudizio abbreviato fissato a fine gennaio.
La coincidenza temporale non è un dato da sottovalutare, perché – da qui a metà gennaio – saranno rese note anche le motivazioni della Cassazione. Allora gli scenari che si potrebbero aprire sono due.
Il primo è che la decisione della Suprema Corte sarà portata all’attenzione del gup Rossi, che non potrà non tenerne conto nella decisione su un eventuale – quasi scontato – rinvio a giudizio, come auspica il difensore di Cipriano, l’avvocato Giovanni Annunziata. E quindi anche ciò che sembrava prevedibile può diventare imprevedibile.
Il secondo è che – qualora le motivazioni della Cassazione non siano state ancora depositate – si andrà comunque a processo, ma con la spada di Damocle di un giudizio del massimo organo di giustizia che, nell’ordinamento giuridico italiano, fa comunque giurisprudenza.
Giudizio che, se avvalorato anche da una nuova pronuncia del Riesame, allontanerebbe ancora di più la verità su chi ha ucciso Angelo Vassallo.

Torna in alto