Adesso si fa sul serio. La sottoscrizione del “Protocollo d’Intesa per le attività investigative finalizzate alla repressione dei fenomeni di inquinamento del Fiume Sarno e dei suoi affluenti” è la prova che la magistratura vuole andare fino in fondo e capire cosa non ha funzionato in questi decenni, chi era competente a fare qualcosa per bonificare il fiume Sarno e non lo ha fatto e chi continua ancora imperterrito a sversare materiale tossico nel corso d’acqua. Sia volontariamente sia per la mancanza dei depuratori.
Il Protocollo d’intesa è stato siglato ieri alla procura generale di Napoli ed è il risultato di una serie di incontri interdistrettuali che il capo pg Aldo Policastro (nella foto) sta tenendo ormai da mesi. Chiamando a raccolta le tre procure che insistono sui territori attraversati dal corso d’acqua più inquinato d’Italia (quindi Torre Annunziata, Salerno, Nocera Inferiore ed Avellino), ma anche i tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente Campania e dell’Ispra, nonché vertici delle principali forze di polizia (cioè carabinieri, guardia di finanza, guardia costiera e polizia metropolitana).
Ognuno avrà un compito preciso a seconda del proprio ruolo e delle proprie competenze, perché tanti sono gli aspetti da accertare e da approfondire.
Nuove tecnologie
La novità principale è senza dubbio l’estensione delle attività anche alle indagini relative agli accertamenti fiscali e tributari correlati agli illeciti ambientali. Le forze dell’ordine metteranno a disposizione anche le tecnologie più avanzate per monitorare scarichi abusivi.
I controlli sui finanziamenti
Spetterà invece alla finanza seguire i soldi: verificare cioè il corretto uso dei fondi pubblici destinati al risanamento. Finora, infatti, secondo i dati della Regione, Palazzo Santa Lucia ha investito 600mila euro negli interventi infrastrutturali per evitare le esondazioni e il dragaggio dei sedimi del fiume.
Il monitoraggio
I carabinieri del Noe continueranno a fare quello che già stanno facendo: accertare la alcorretta gestione dei reflui industriali e sequestrare le aziende che non rispettano le norme ambientali, sversando illecitamente nel fiume. Sotto stretta osservazione anche il collettamento fognario dei Comuni, la cui carenza costituisce ancora oggi – dopo decenni – una delle cause principali di inquinamento. Infine, sarà rafforzata la formazione specialistica della polizia giudiziaria grazie al supporto dell’Ispra.
La durata del Protocollo
L’accordo siglato ieri avrà una durata triennale e può essere rinnovato. Ciò non significa che non ci saranno più gli incontri periodici che si sono tenuti finora. Anzi, saranno intensificati proprio per monitorare l’andamento delle nuove attività programmate e valutarne gli esiti.
«La salvaguardia del sistema ambientale è una priorità assoluta – ha detto il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, dopo la sottoscrizione dell’intesa -. Con questo protocollo rafforziamo la sinergia tra istituzioni per contrastare i crimini ambientali e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale dell’identità nazionale». Sulla stessa linea il facente funzioni di procuratore generale di Salerno, Elia Taddeo, secondo cui «l’inquinamento del fiume Sarno è una sfida complessa che richiede un approccio integrato. Questo accordo rappresenta un modello operativo innovativo per garantire sicurezza, sostenibilità e sviluppo armonico del territorio».
L’ultimo protocollo d’intesa risale al 2018 e fu firmato dalle procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore ed Avellino che decisero di agire come una sola procura accomununata da un unico obiettivo: fermare il disastro ambientale.

