«Salerno è troppo piccoloper sostituire Capodichino»

Da quando è nata gliene sono passati di aerei sulla testa. Stefania Cappiello, nata e cresciuta al Vomero, è la testimone oculare della crescita esponenziale dell’aeroporto di Capodichino.
Dal 2016 è anche presidente del comitato “No Fly Zone”, che si batte per la tutela della salute e la vivibilità di Napoli contro l’inquinamento acustico ed atmosferico causato dall’aumento del traffico aereo sullo scalo napoletano.
La chiusura di Capodichino per lavori, annunciata dalla Gesac, restituirà un po’ d’aria pulita a Napoli?
«Quando e se chiuderà, è molto probabile».
Perché dice “se”? Ha dei dubbi?
«Mi risulta che l’Enac sia ancora in attesa di ricevere il planing dalla Gesac su dove e come dirotterà i suoi voli».
A Salerno. Lo ha anche ribadito il presidente Carlo Borgomeo all’inaugurazione dello scalo di Pontecagnano.
«Guardi, ne hanno dette tante ma non credo sia possibile spostare l’attuale traffico di Capodichino su un’aerostazione piccola come quella di Salerno».
Sta dicendo che l’aeroporto di Salerno non può reggere il carico?
«Assolutamente no. Salerno non può fare più di quindici voli al giorno, perché ha attualmente 140 ettari di sedime. Cento in meno rispetto a Capodichino».
Ma a Salerno sono previsti lavori di ampliamento.
«Non credo si possa aumentare più di tanto l’area di sedime. Poi ci sono altre criticità, dovute anche alla conformazione geografica del territorio. Le montagne alle spalle non permettono atterraggi in sicurezza».
Quindi se Capodichino chiude e il “Salerno Costa d’Amalfi” non regge, che succede?
«Bella domanda, ma non posso rispondere di certo io. Posso solo dire cosa si sarebbe potuto fare se la politica avesse fatto una scelta diversa».
Quale scelta?
«Nel Piano nazionale aeroportuale, Grazzanise sarebbe dovuto diventare un hub internazionale, cioè il principale aeroporto della Campania, Capodichino city airport e Salerno aviazione generale».
Cioè l’aeroporto di Grazzanise avrebbe dovuto decongestionare Capodichino?
«Esattamente, anche perché con un’area di sedime da duemila ettari ed una distanza di appena 30 chilometri da Napoli, sarebbe stato l’aeroporto più grande d’Italia. Pensi che Malpensa e Fiumicino sono sui 1.200 ettari di sedime».
Ed invece si è puntato su Salerno, perché?
«Non lo so. Quello che so è che, l’anno successivo al piano (siamo nel 2013; ndr), il progetto su Grazzanise scompare e gli investimenti vengono spostati su Salerno che aveva ancora una pista troppo corta per poter essere davvero operativo».
Crede ci sia stata una precisa regia politica dietro questo cambio di rotta?
«La politica c’entra sempre. All’epoca l’ex governatore De Luca era sottosegretario ai Trasporti ed era logico che sponsorizzasse il suo territorio. Ma credo che sia stata la politica in generale a non aver avuto, o a non voler avuto avere, una visione obiettiva sullo sviluppo della rete aeroportuale campana. Nessuno ha ragionato guardando alla rete infrastrutturale regionale come un unicum, ma si sono alimentate solo inutili questioni di campanilismo e guerre tra poveri».
Come quella tra Salerno e Grazzanise di 14 anni fa?
«Sì. Salerno è uno scalo importante per la regione, soprattutto per il turismo. Ma oltre la stagionalità non può andare e Gesac lo sa, così come lo sanno in Regione».
Eppure sono stati annunciati 3 milioni di passeggeri.
«Io guardo solo i dati ufficiali che, al massimo, parlano di 500mila all’anno. Quindi danno solo numeri».

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