Se qualcuno si aspettava il rinvio a giudizio dei presunti responsabili dell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, è rimasto deluso.
Il gup di Salerno, Giuseppe Rossi, non deciderà prima del 16 gennaio prossimo, quando si terrà la quinta udienza preliminare di un procedimento che da ieri ha assunto le sembianze di un pre-dibattimento.
Basta striscioni, magliette e pettorine. Basta curiosi che si imbucavano in aula con la speranza di non essere accompagnati gentilmente fuori. Basta capannelli di giornalisti in attesa per ore di interviste fiume. Per un giorno il procedimento sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, è ritornato nel posto dove deve stare: l’aula numero 8 della palazzina del tribunale penale della Cittadella Giudiziaria. Lontano dal clamore mediatico sollecitato anche dalla presenza in aula durante la scorsa udienza di Lazzaro Cioffi e dalla presenza all’esterno dei supporters del colonnello Fabio Cagnazzo, accusato dalla procura di essere il mandante dell’assassinio del sindaco pescatore insieme all’ex brigadiere Cioffi e all’imprenditore dei cinema, Giuseppe Cipriano.
Ieri i soli protagonisti della quarta udienza preliminare sono stati i difensori degli imputati che, dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Elena Guarino, hanno discusso le posizioni dei rispettivi assistiti nel tentativo di evitare un processo inevitabile. Ma che, secondo alcuni difensori, non sarebbe neanche dovuto arrivare alla fase preliminare. Perché sarebbero troppo deboli gli indizi che hanno portato all’arresto dei presunti responsabili e perché ci sono ancora tanti nodi da sciogliere nella ricostruzione della sera del 5 settembre 2010 quando Angelo Vassallo fu ucciso da nove colpi di pistola.
Protagonista indiscussa dell’arringa difensiva dell’avvocato Giovanni Annunziata, difensore di Giuseppe Cipriano, è stata la decisione con cui la Suprema Corte ha revocato l’arresto del suo assistito l’otto maggio scorso. Non ci sono riscontri – dicono i giudici di Cassazione – né sul presunto coinvolgimento di Cipriano nel traffico di droga messo su probabilmente dai due carabinieri, né tantomeno sulla confessione che questi avrebbe fatto circa l’intenzione di «regolare i conti» con Vassallo a causa di diverbi precedenti.
Cipriano, insomma, a dire del suo difensore, sarebbe stato uno dei 552 detenuti ingiustamente nel 2024 per cui lo Stato è stato costretto a pagare un risarcimento di 26,9 milioni.
Invece Cipriano la galera l’ha fatta, come anche Cioffi e Cagnazzo (anche quest’ultimo scarcerato dalla Cassazione), perché Romolo Ridosso, il collaboratore di giustizia a cui poi è stato negato il programma di protezione, nei numerosi interrogatori resi ha dichiarato la partecipazione attiva al piano criminale. E lo avrebbe confessato anche ad altri due pentiti, Francesco Casillo (l’ex boss di Boscoreale) ed Eugenio D’Atri, compagni di cella. Che però, in seguito, avrebbe rivelato anche la confessione su un presunto depistaggio delle indagini per allontanare i sospetti da Cagnazzo e Cioffi ed indirizzarli sull’imprenditore del cinema.
Le difese di Cagnazzo e Cioffi non si sono ancora pronunciate. Il codifensore del colonnello, Ilaria Criscuolo, attenderà il prossimo 16 gennaio quando ci sarà con lei anche il collega Agostino De Caro, assente ieri per motivi di salute. Lo stesso farà anche l’avvocato Giuseppe Stellato che assiste l’ex brigadiere.
Hanno preso la parola invece i difensori di Giovanni Cafiero, che risponde solo dell’accusa di aver organizzato il traffico di droga ad Acciaroli, da cui poi sarebbe maturata l’idea dell’omicidio del sindaco. Ed è proprio questo il nodo centrale dell’impianto accusatorio che, anche in questo caso, si basa sulle dichiarazioni di Romolo Ridosso e di suo figlio Salvatore (estraneo all’accusa di concorso in omicidio).
Ridosso sarà giudicato con il rito abbreviato il prossimo 30 gennaio (data da confermare) ed è inevitabile che la decisione influenzerà il procedimento principale.

