Braccianti e operai schiavizzati, blitz dei carabinieri

Che lavorino nei campi o in un’azienda, le loro condizioni non cambiano. Perché per gli immigrati in Campania c’è spazio solo per il lavoro nero, sottopagato e sfruttato. E se sono anche irregolari è meglio ancora, perché chi li sfrutta è certo che mai nessuno di loro potrà denunciarlo. Infatti nessuna denuncia è partita da Caserta o da Napoli, dove ieri i carabinieri hanno messo a segno due operazioni anticaporalato: diverse nella forma ma non nella sostanza.
Ad Aversa la minaccia era: «senza quota non si mangia», come se chissà quale lauto pasto potessero mai consumare nella fretta di dover riprendere il lavoro. Anche perché se avessero fatto una pausa più lunga e non avessero raccolto la quantità di prodotti ortofrutticoli stabilita dai titolari dell’azienda non avrebbero portato a casa nemmeno quei miseri 25 euro guadagnati in 14 ore tra sudore e schiena spezzata di un lavoro massacrante svolto sotto lo sguardo indifferente dei loro datori. Che, a quanto pare, guadagnavano bene, visto che nel magazzino della loro azienda è stato trovato oltre mezzo milione di euro. Perciò non si fermavano mai gli 80 braccianti, costretti a lavorare sotto la pioggia o sotto il sole cocente. Lavoravano anche quando venivano spruzzati pesticidi sulle coltivazioni. L’unica cosa che potevano fare era ripararsi con una busta di plastica la testa, in caso di pioggia, o la bocca per evitare le inalazioni di pesticidi. La loro giornata cominciava all’alba, quando venivano ammassati nel vano me che, ogni mattina, all’alba reclutavano ai bordi delle piazze e delle strade e caricavano sui furgoni – ammassati nel vano di carico dei furgoni che li portavano in azienda.
Ma ieri, all’alba, nessun migrante è salito sul furgone perché i carabinieri del reparto operativo del comando per la Tutela del Lavoro, affiancati dai militari del Gruppo di Aversa, su mandato della procura di Napoli Nord, hanno arrestato i titolari dell’azienda. Marito e moglie, sono agli arresti domiciliari, mentre altri due indiani – considerati gli intermediari per il procacciamento di manodopera – sono ancora irreperibili. Sono stati sequestrati i furgoni così come il denaro trovato.
Alba di blitz anticaporalato anche nel Napoletano. A San Gennaro Vesuviano i carabinieri hanno fatto irruzione in una palazzina fatiscente di tre piani, ma che nascondeva – al piano terra – una fabbrica tessile completamente abusiva. Ai piani alti dormivano i 76 migranti sfruttati all’interno dell’opicifio abusivo. Vivevano lì in condizioni igienico-sanitarie molto precarie.
Le forniture di acqua per l’intera struttura erano garantite da un pozzo scavato senza criterio. E nelle camere adibite a dormitorio c’erano letti arrangiati alla meglio, servizi ridotti all’osso e ambienti segnati da umidità e scarsa aerazione. Ma i migranti erano riusciti ad attrezzare anche uno spazio per pregare.
Undici sono le persone denunciate a piede libero per sfruttamento di lavoro irregolare e di manodopera clandestina.
Ovviamente la palazzina è stata messa sotto sequestro.

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