patronato Acai liquidato per coprire i debiti dell’Ugl

Un leghista a Napoli che incassa gli appluasi dei disoccupati storici, qualche anno fa, sarebbe stato una blasfemia. Invece, la visita campana del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, di venerdì scorso, sembra aver aperto uno spiraglio di luce per l’inserimento dei senzalavoro napoletani, in virtù del progetto siglato con Comune e Prefettura per impiegare 1.600 inoccupati di lunga data.

“Sembra” è la parola più doverosa da adoperare, ma non per smorzare le speranze di chi non trova lavoro bensì solo per scongiurare loro il triste destino riservato ai 300 dipendenti del patronato Acai. Patronato che, dopo 75 anni di attività, è stato sciolto e messo in liquidazione a causa di un debito milionario accumulato nei confronti del Ministero del Lavoro.

Ebbene, a firmare il decreto di scioglimento – con contestuale nomina del liquidatore – è stato proprio Claudio Durigon il 3 agosto 2023 nel ruolo di sottosegretario al Lavoro che, allora come oggi, possiede anche la delega ai patronati. Ma cosa c’entra il patronato Acai con il Carroccio?

Bisogna fare un passo indietro e tornare al 10 gennaio 2018, quando nello studio romano del notaio Francesca Cerini viene formalizzata la fusione del patronato Acai (che fa capo all’Associazione Cristiana Artigiani Italiani) con quello dell’Enas (Ente nazionale di assistenza sociale), che fa capo all’Ugl-Unione generale del lavoro, di cui il sottosegretario Durigon è stato vicesegretario dal 2015 al 2019. A sottoscrivere l’atto notarile ci pensano l’allora presidente Acai, Dino Santo Perrone (deceduto a maggio 2021) e l’attuale segretario dell’Ugl, Francesco Paolo Capone. Nell’atto di fusione, che darà vita al nuovo patronato denominato Acai-Enas, i vertici promotori della fusione richiamano il contenuto di una scrittura privata, datata 30 ,novembre 2017 in cui si stabilisce che i debiti dell’uno non sarebbero gravati sulle casse dell’altro, di modo che il nuovo Patronato Acai-Enas potesse nascere privo di oneri economici. Insomma i due patronati dovranno far fronte ai debiti pregressi personali contratti prima della fusione.

Il patronato Acai deve restituire 19 milioni a Banca Marche per un finanziamento ricevuto, che si accollerà ed estinguerà l’associazione Acai. Mentre il patronato Enas deve poco più di un milione di euro alla Bnl, oltre a quasi due milioni di debito nei confronti del sindacato di riferimento e poco più di mezzo milioni nei confronti del Caf dell’Ugl.

In realtà l’accordo sui debiti non è stato rispettato, perchè il nuovo patronato ha dovuto accollarsi anche i debiti pregressi di Enas, così come si legge in una lettera inviata all’Acai da Vincenzo Merola che – prima di essere nominato liquidatore – era stato eletto presidente del patronato Acai. E, a fine 2022, si ritrova a dover fronteggiare una situazione debitoria di 23 milioni. Che aveva cominciato ad estinguere con i fondi dei contributi percepiti dal Ministero del Lavoro.

Peccato che nel 2020 lo stesso ministero ritiene che ci sia stato un errore di calcolo e chiede la restituzione di quasi 13 milioni di euro. Oltre ad intimare, un paio di anni dopo, il pagamento di quasi un anno di stipendi arretrati ai dipendenti dei due patronati. Debiti che restano tutti sul groppone di Acai, perché frattanto – nel 2019 – l’Enas recede dalla fusione, lasciando dipendenti e debiti a carico del patronato Acai.

Ma perché, e come ha fatto, l’associazione Acai a fidarsi dell’Ugl?

(1-continua)

 

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