Quattro richieste di arresto e vita dorata in quel di Dubai

Le cose vanno bene, commentano i suoi amici sul sul profilo Facebook, vedendo la foto (pubblicata a destra) in cui sfoggia un sorriso da invidia e i pollici all’insù.
Effettivamente sembra che Concordio Malandrino non si possa proprio lamentare. Da quando ha lasciato Agropoli per trasferirsi a Dubai, gli affari pare che gli siano andati più che bene. Gestisce un ristorante di lusso ai piani alti di uno dei tanti grattacieli costruiti nel deserto per fare di quella città della penisola araba una piccola Milano in miniatura. E, dal suo profilo social, invita pure i musulmani ad interrompere il ramadan per andare ad assaggiare la vera cucina italiana. Di lusso, ovviamente, perché a Concordio il lusso sembra piacere molto. Iconica la foto a bordo di un aereo, seduto al lato finestrino, che inquadra solo un calice di champagne e un orologio d’acciaio al polso con qualche sfumatura dorata.
La vita a Concordio Malandrino sorride proprio: imprenditore, digital creator che ha fatto la sua fortuna all’estero. Un cervello in fuga? Un cervello forse no, ma in fuga certamente. Però non da una vita di stenti, ma dalla magistratura che sta cercando di ammanettarlo da anni, mentre lui si gode il caldo, le piscine e il lusso di Dubai.
L’ultima ordinanza di custodia cautelare gli è stata confermata ieri dalla Corte di Cassazione: Malandrino è considerato il capo di un’associazione a delinquere che consentiva ad aziende compiacenti di registrare finti investimenti nel Mezzogiorno, di modo da ottenere poi i crediti di imposta generati appunto da quegli investimenti fasulli. Le aziende dovevano solo acquistare il software basato sul blockchain che l’associazione metteva loro a disposizione.
Secondo i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno, il braccio destro di Malandrino sarebbe l’avvocato Francesco Conte (finito ai domiciliari) insieme ad altri collaboratori che lavoravano alla predisposizione di tutta la documentazione necessaria alla imprese per provare il loro falso investimento.
Gli arresti erano stati già confermati dal Tribunale del Riesame di Salerno.
L’indagine vede il coinvolgimento di numerose aziende operanti su tutto il territorio nazionale che, utilizzando il software messo a disposizione dall’organizzazione, hanno effettuato investimenti corposi nella tecnologia blockchain. Sono infatti ventisei le persone messe sotto inchiesta dalla procura di Salerno.
E così, mentre i suoi presunti sodali sono da ieri ai domiciliari, Concordio Marrandino trascorre ancora le sue giornate nel lusso del deserto artificiale. Così come sta facendo da anni, nonostante le quattro ordinanze di custodia cautelare emesse nei suoi confronti nell’ultimo periodo. Stavolta, però, la procedura per l’estradizione è stata avviata ma non si è ancora conclusa.
Chissà quando il digital creator, l’imprenditore di ristoranti di lusso, che sorseggia champagne in aereo durante il decollo, tornerà in Italia. E chissà se, durante il volo di rientro, berrà ancora bollicine.

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