Non può non esserci un responsabile della morte di dodici persone uccise dalla frana di Casamicciola ad Ischia il 26 novembre 2022. Sotto le macerie di roccia e fango si sono spezzate anche le vite di due bambini di sei e undici anni. Non lo ha scritto chiaramente nel dispositivo, ma avrà pensato a questo il gip del Tribunale di Napoli, Nicola Matrone, quando l’altrieri ha disposto con un’ordinanza di prorogare di altri trenta giorni le indagini sul tragico evento idrogeologico che tre anni fa ha distrutto uno dei piccoli comuni dell’isola di Ischia.
Un’ordinanza con effetto a sorpresa quella del gip, che doveva valutare la richiesta di archiviazione depositata dai pubblici ministeri Mario Canale e Stella Castaldo lo scorso luglio e arrivata dopo quasi tre anni di indagini da cui non era emerso alcun responsabile.
Eppure nella richiesta di archiviazione i due sostituiti procuratori avevano statuito, mettendo nero su bianco, che «sono stati stanziati, prima dell’evento, fondi rilevanti per la realizzazione di opere per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma forse solo una minima parte di tali fondi è stata spesa e, comunque, tutti i progetti e gli interventi riguardavano aree diverse da quelle in cui si sono verificati i decessi».
Così come avevano accertato che «il Comune di Casamicciola era sostanzialmente privo di un piano di protezione civile ed in virtù di tale carenza non avrebbe dovuto consentire attività antropiche ed economiche in vaste aree del territorio comunale», riferendosi appunto alle autorizzazioni concesse nonostante la zona in cui si è verificata la frana – al pari di tante altre aree dell’isola – fosse da sempre sottoposta a vincoli paesaggistici ed idrogeologici.
«Ebbene – ritennero i pm – se anche il Comune di Casamicciola avesse avuto un piano aggiornato di protezione civile, se anche avesse speso tutti i fondi che il sistema statuale ha messo a sua disposizione, se le mappe per la codificazione del rischio fossero state redatte con ulteriori approfondimenti sul campo, gli eventi lesivi di cui sopra si sarebbero comunque verificati. Non si sarebbero verificate le morti solo se le dodici persone fossero state evacuate ma l’evacuazione doverosa poteva essere ordinata solo al superamento delle soglie di pioggia, superamento verificatosi pochissimo tempo prima dei tragici decessi». Cioè, nemmeno l’aver preso in tempo tutte le precauzioni del caso avrebbe potuto evitare la tragedia e le morti che ne sono conseguite. Infatti dicono, ricostruendo la cronologia dei fatti accaduti quella notte, «il primo superamento delle soglie di precipitazioni di pre-allarme е allarme è stato però registrato solo poche decine di minuti prima del momento in cui si è innescata la frana principale, cioè alle ore 04:20 circa per il precursore precipitazione cumulata a 3 h. e alle ore 04:40 per la cumulata a 6 h. Il fatto che tale dato rilevato possa non coincidere con quello reale per le ragioni già esplicitate (peculiarità del sito, scarsità della rete di rilevazione delle precipitazioni) non può influire sulle considerazioni penalistiche». Quindi nessun responsabile. Almeno fino a l’altrieri.
E, in questo, sperano i familiari della vittime: che nei prossimi 30 giorni di indagine disposti dal gip si possa fare chiarezza su chi poteva evitare il peggio e non lo ha fatto. Per colpa e non di certo per dolo.
«Accogliamo con soddisfazione il fatto che il giudice abbia riconosciuto e valorizzato gli elementi da noi portati all’attenzione della procura, con particolare riferimento agli studi di microzonazione sismica di terzo livello» hanno dichiarato gli avvocati Massimo Stilla, Gianluca e Aniello Palomba e Raffaele Di Meglio, legali di parte delle famiglie delle vittime.
«Un provvedimento approfondito, che individua chiaramente le responsabilità cui ancorare un evento tragico ma anche certamente prevedibile e prevenibile affinché possa aver luogo un dibattimento che faccia definitiva chiarezza e dia giustizia ai familiari delle vittime», così l’avvocato Alfredo Sorge del Comune ischitano.

