Fiume Sarno, giallo sui dati discordanti

NAPOLI – Che la situazione in cui versa in fiume Sarno sia allarmante è fuori dubbio. L’avvocato Stefano Sorvino, riconfermato alla direzione generale dell’Agenzia per la protezione ambientale della Campania, non nasconde l’esistenza di «punti di criticità».
Del resto non potrebbe essere diversamente, dal momento che il fiume Sarno è considerato da sempre il corso d’acqua più inquinato d’Italia e che da qualche mese l’Arpac è stata chiamata a partecipare alle riunioni interdistrettuali che periodicamente si tengono presso la procura generale di Napoli nel tentativo di mettere in campo tutte le azioni possibili per disinquinare il fiume.
Così, se le procure di Torre Annunziata, Salerno ed Avellino coordinano le azioni investigative – con il supporto delle forze dell’ordine -, l’Agenzia per la protezione ambientale della Campania fornisce il supporto tecnico specialistico sul controllo di impianti, canali e scarichi. E, nella riunione del 30 settembre scorso, ha presentato un report completo sullo stato di salute di tutto il fiume che il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, nel corso della riunione successiva – dopo averne preso visione – non ha avuto remore nell’affermare che «dalla radiografia consegnata nei termini, emerge un quadro abbastanza preoccupante».
Nel report dell’Arpac non ci sono i dati emersi dai prelievi effettuati a marzo del 2023 nelle acque del Rio Sguazzatorio (a venti metri di profondità) che, secondo il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, sarebbero stato falsificati perché contrastanti tra di loro. A distanza di sette mesi dalla consegna della prima relazione, infatti, ne fu presentata una seconda in cui si comunicava che per «un errore di battitura» nella precedente comunicazione la classe di pericolosità della concentrazione di metalli pesanti nei fanghi e nei sedimenti era stata classificata come HP7, in quanto era stata rilevata la presenza di sostanze cancerogene.
I dati della discordia, su cui ha sollevato dubbi anche l’oncologo italo-americano Antonio Giordano, non sembrano noti all’Arpac poiché le analisi del 2023 furono commissionate dal Consorzio di bonifica integrale comprensorio Sarno – per conto della Regione Campania – ad un laboratorio di analisi esterno (Geoconsultlab).
«L’Arpac ha i suoi laboratori interni che eseguono analisi e campionamenti – afferma il direttore generale Sorvino – e non ha alcun bisogno di commissionare tali rilievi all’esterno. La nostra è un’attivita di monitoraggio e di controllo costante sulle acque superficiali e sotterranee, con cui si accerta lo stato sia chimico che ecologico delle acque. Disponiamo di stazioni di monitoraggio permanente che esaminano gli impianti di depurazione ed elaboriamo i dati su base pluriennale».
Dove sono finiti allora quei dati discondanti? Nella lettera denuncia firmata dal sindaco di Scafati, tra i destinatari non compare l’Arpac, ma – oltre alle più alte cariche statali e alla Regione – c’è la procura di Nocera Inferiore. Qualcuno dunque ha mai indagato?

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