Secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) arsenico, cadmio e cromo esavalente sono sostanze cancerogene per l’uomo. Secondo l’Agenzia regionale per protezione ambientale della Campania (Arpac), la presenza di questi metalli pesanti nelle acque, nel suolo o nelle falde acquifere non sarebbe sempre pericolosa, perché dipende dai livelli di concentrazione. In alcune circostanze, poi, la presenza di tali sostanze non è neppure certa. Perché nell’arco di qualche mese potrebbe anche scomparire laddove qualche settimana prima è state riscontrata.
È questo il caso del fiume Sarno, che neanche l’Arpac mette in dubbio che sia il corso d’acqua più inquinato d’Italia, però qualche dubbio sulla pericolosità delle sostanze tossiche presenti nelle sue acque lo nutre. Non si spiegherebbe altrimenti il cambio di rotta sulle relazioni inviate al Comune di Scafati nell’aprile del 2023 e nel novembre successivo in cui misteriosamente scompare la «presenza di sedimi di sostanze cancerogene» nei fanghi e nei sedimenti raccolti il 21 marzo 2023 presso il Rio Sguazzatorio: l’affuente del fiume Sarno il cui canale attraversa piazza Garibaldi e le strade centrali di Scafati, proprio quelle zone cioè in cui l’altrieri il canale è esondato.
Quello dei dati dell’Arpac è veramente un mistero che comincia quando, ad aprile 2023, al Comune di Scafati giungono i dati della Geoconsultlab, incaricata dal Consorzio di bonifica dell’Agro-nocerino-sarnese – per conto della Regione Campania – di effettuare le analisi sui campioni prelevati presso il Rio Sguazzatorio qualche settimana prima.
Ebbene, nella relazione stilata dall’Arpac sui dati del laboratorio di analisi, si legge chiaramente che è stata riscontrata «la presenza di sedimi di sostanze pericolose con classe di pericolosità HP7 (cioè sostanze cancerogene; ndr)». Il riferimento è alla presenza di metalli pesanti come arsenico, cadmio e cromo esavalente.
Qualche mese dopo però – cioè novembre 2023 – al Comune di Scafati arriva un’altra relazione dell’Arpac che contiene gli stessi dati repertati dalla prima ma con una sostanziale differenza: viene declassata la pericolosità dei metalli pesanti e il declassamento viene giustificato «come un mero errore di battitura». Cioè dice l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, le concentrazioni di contaminanti rilevanti nei fanghi e nei sedimenti del Rio Guazzatorio ci sono e sono sempre le stesse (in termini di livelli e quantità) di quelle accertate nella prima relazione, però non sono così pericolose da essere considerate cancerogene.
Inoltre, l’errore di battitura a cui fa riferimento più che un errore è la cancellazione completa della dicitura posta al di sotto del giudizio conclusivo di classificazione del rifiuto “Classe di pericolosità: HP5-HP7”.
Che nella prima relazione appare in grassetto, nella seconda scompare completamente.
Perché? Si è trattato solo di un mero errore di valutazione dei dati precedenti? E se è così, chi è stato l’autore di questa valutazione? Il laboratorio a cui è stata delegata l’attività di campionamento o i tecnici dell’Arpac stessa che hanno preso visione ed analizzato i dati? E in base a quali parametri hanno declassato la pericolosità dei rifiuti?
Il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, parla di «dati falsificati» e ne è convinto fermamente. E, se così fosse, falsificati da chi? E perchè?

