Ha ragione Vincenzo De Luca quando definisce «abuso che continua da due anni» quello che il ministero della Salute sta facendo sul diniego di uscire dal piano di rientro chiesto più volte dalla Regione Campania.
Ha ragione non solo perchè, a pochi giorni dalle regionali, il Tar Campania ha accolto il ricorso della Regione contro il diniego, ma anche perché è la stessa magistratura amministrativa a ritenere la decisione del ministero una scelta «discrezionale» contrastante con la recente giurisprudenza del Consiglio di Stato sul «dovere di coerenza dell’azione amministrativa, in base al quale l’amministrazione deve assumere atteggiamenti non contraddittori rispetto al proprio precedente operato».
Cioè. sostengono i giudici del Tar, il ministero non può non attenersi ai criteri che esso stesso ha stabilito sul raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza necessari per uscire dal piano di rientro.
Poiché la Campania – seppur non ha eccelso quanto al punteggio – tuttavia ha superato la soglia sufficiente prevista per le macro-aree individuate dal ministero. E cioé: 62, 72 e 72 rispettivamente per la prevenzione collettiva e sanità pubblica, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera.
Vero è che – lo attestano anche i giudici – la Campania è al di sotto dei Lea quanto a screening oncologici e rete delle cure palliative, laboratoristiche e punti nascita, ma ciò «non muta la conclusione raggiunta, per le ragioni suesposte che inducono a porre in esclusivo rilievo la circostanza del raggiungimento della soglia minima per ciascun macro-livello, in base al citato decreto ministeriale, la cui doverosa applicazione non può essere obliterata dal ministero».

