Omicidio Vassallo, il pm: quindici anni di depistaggi

Chi era nell’aula di udienza preliminare ha visto Antonio Vassallo alzarsi poco prima che il pm Elena Guarino prendesse la parola e restare in piedi durante tutta la requisitoria.
Chi era dentro ha visto Angela, sua madre, seduta tra suo figlio e suo cognato Claudio, asciugarsi di continuo le lacrime sul viso ma mantenendo sempre la compostezza tipica di una donna cilentana.
Chi era dentro ha sentito il pm confessare di aver perso il sonno su questa inchiesta. Perché l’omicidio di Angelo Vassallo ha rappresentato – e rappresenta ancora – non solo la morte di un sindaco che da solo combatteva l’illegalità, ma anche la morte di quella parte delle istituzioni che aveva il dovere di aiutare gli inquirenti e non lo ha fatto. Della parte marcia di coloro che rappresentavano lo Stato, ma che per quindici anni hanno agito con depistaggi e reticenze lasciando solo un sindaco ammazzato brutalmente e l’ufficio della procura che indagava. La parte marcia, contro cui la Guarino punta il dito, sono gli imputati Fabio Cagnazzo e Lazzaro Cioffi. Il colonnello dei carabineri non è in aula. Il brigadiere invece era presente, in piedi dietro la ringhiera di legno che separa l’area riservata a magistrati ed avvocati da quella adibita al pubblico. Davanti ad Antonio ed Angela. Scortato da due carabinieri. Occhi puntati sul pm, concentrato ad ascoltare ogni singola parola della Guarino. Impassibile quando si è sentito accusare di sapere tutto del sopralluogo fatto dai due coimputati, Romolo Ridosso e Giuseppe Cipriano, la sera precedente l’omicidio. Marmoreo quando ancora il pm ha raccontato del suo tentativo di costruirsi un alibi dicendo di trovarsi, la sera del delitto, ad una comunione e poi al concorso di bellezza a cui partecipava sua figlia.
Come non chiedere allora al gup Giuseppe Rossi il rinvio a giudizio. Richiesta a cui si sono accodati gli avvocati di tutte le parti civili costituite. Attenzione, però: richiesta di rinvio a giudizio per tutti, tranne che per uno.
Romolo Ridosso, il pentito che diventa prima indagato e poi imputato di concorso in omicidio, anche ieri mattina era in videocollagamento dalla sua cella del carcere di Lanciano. Ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Richiesta accolta, posizione stralciata, collegamento interrotto e se ne discuterà e di deciderà il 16 gennaio dell’anno prossimo.
Per Cagnazzo, Cioffi, Cipriano e Giovanni Cafiero (che risponde solo per la partecipazione all’organizzazione del traffico di droga via mare destinato ad Acciaroli) , il processo invece è ancora lontano.
La quarta udienza preliminare è stata fissata il 12 dicembre, quando saranno proprio i loro difensori di fiducia a prendere la parola. Ci proveranno i penalisti a chiedera una sentenza di non luogo a procedere. Ed è molto probabile che proveranno a convincere il gup della loro innocenza anche Fabio Cagnazzo e Lazzaro Cioffi. Sembra che entrambi hanno desiderio di parlare.

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